Competenze, salari e welfare: la sfida dei talenti per il Veneto

Mercoledì, 18 marzo 2026

L'editoriale del segretario generale Massimiliano Paglini sulle prospettive e le priorità per lo sviluppo futuro della nostra regione nell'economia della conoscenza

Il Veneto continua a essere una delle regioni più dinamiche del Paese, una terra che ha costruito sviluppo, lavoro e coesione sociale grazie a una straordinaria capacità imprenditoriale diffusa, a distretti produttivi riconosciuti a livello internazionale e a una forte cultura del lavoro. Oggi, però, questo modello si trova davanti a una trasformazione profonda che esige risposte rapide ed efficaci.

La competizione globale si gioca sempre più sulla qualità delle competenze, sull’attrazione dei talenti e sulla forza degli ecosistemi della conoscenza. In questo contesto appare miope la tentazione, ciclicamente riproposta nel dibattito pubblico, di introdurre salari di ingresso.

La vera questione non è standardizzare un salario di inizio, anche se sostenuto con la fiscalità generale e/o con risorse private (fondazioni bancarie, enti bilaterali, ecc...), ma riconoscere il giusto salario per le competenze offerte, attraverso forme distributive coerenti con la ricchezza prodotta dall’ecosistema di riferimento e da ogni singola impresa che ne fa parte. Se il Veneto vuole competere nell’economia della conoscenza ed essere hub strategico per attrarre e trattenere competenze qualificate, è necessario armonizzare il modello distributivo della produttività generata non attraverso forme surrettizie “di ingresso”, ma con partecipazione vera ai processi di business e, conseguentemente, alla distribuzione coerente del valore reale prodotto.

Uno dei principali fattori di competitività di un ecosistema evoluto, come vuole essere quello veneto, deve essere la corrispondenza reale tra produttività e salari, dove competenze e talenti trovino coerente valorizzazione e remunerazione attraverso il rafforzamento della contrattazione. Lo sviluppo dei territori non può più fondarsi sulla definizione di minimi salariali, ma su processi di valorizzazione delle competenze, sulla contrattazione articolata e sulla partecipazione dei lavoratori ai processi di innovazione e di gestione delle aziende.

La vicenda InvestCloud intreccia a maggior ragione le priorità dell’agenda economico-sociale del Veneto e merita di essere letta con attenzione. Quando una realtà tecnologica inserita nel settore fintech attraversa difficoltà o ridimensionamenti territoriali, il problema non riguarda soltanto una singola azienda. È un indicatore più ampio: quanto il territorio è davvero attrattivo per l’economia della conoscenza?

Le imprese innovative, e con esse i giovani, cercano ecosistemi completi, dove trovano contemporaneamente: università e ricerca, capitale umano qualificato, infrastrutture digitali, servizi avanzati e qualità della vita. In altre parole, cercano opportunità di lungo periodo, di certo non un salario o borsa d’ingresso. Per questo il welfare territoriale non è soltanto una politica sociale, è una vera infrastruttura dello sviluppo. Crescita economica e coesione sociale devono procedere insieme.

In questo scenario, diventa strategica la capacità di governo delle trasformazioni economiche ed il ruolo di tutti gli stakeholder, come ha ribadito nei giorni scorsi il Patriarca Francesco Moraglia con l’invito ad allearsi per individuare soluzioni adeguate e governare al meglio le notevoli ricadute che la tecnologia porterà nel lavoro e nella società. La proposta di istituire un Consiglio regionale dell’Economia e del Lavoro va proprio in questa direzione: uno strumento che potrebbe aiutare il Veneto ad anticipare i cambiamenti, coordinare politiche sociali, industriali e formative e rafforzare l’ecosistema dell’innovazione.

Il Veneto ha davanti a sé una scelta strategica: investire per diventare uno dei territori europei più dinamici dell’economia della conoscenza. Per farlo servono, scelte chiare: investire di più in università e ricerca, rafforzare salari e qualità del lavoro, costruire un welfare territoriale moderno, sviluppare una cooperazione stabile tra università, imprese e istituzioni.

Padre Paolo Benanti, monaco francescano, esorta ad individuare “il valore dei territori nell’era algoritmica” e promuovere innovazioni che trasformino il tessuto sociale in una storia concreta di partecipazione e di crescita diffusa.

È esattamente questa la strada che oggi il Veneto è chiamato a percorrere.