Nuove aree per le Rinnovabili, Cisl Veneto: "Giusto privilegiare siti già edificati o dismessi"

Sabato, 11 luglio 2026

Presentato alle parti sociali il disegno di legge regionale. Il sindacato condivide la scelta di limitare alla soglia minima le nuove installazioni su suolo agricolo e chiede di puntare anche su fonti alternative innovative

"Condividiamo l'impostazione di base data dalla Regione di raggiungere gli obiettivi di produzione energetica da fonti rinnovabili, privilegiando le aree già infrastrutturate o compromesse e limitando il più possibile il consumo di nuovo suolo agricolo". Lo sottolinea Massimiliano Paglini, segretario generale di Cisl Veneto, riguardo alla proposta del nuovo Disegno di legge "Individuazione delle ulteriori aree idonee e disciplina in materia di impianti per la produzione di energia alimentati da fonti rinnovabili", illustrato alle parti sociali e agli altri interlocutori istituzionali da Massimo Bitonci e Marco Zecchinato, assessori all'Energia e agli Enti locali.

In particolare, la scelta di limitare alla soglia minima prevista, pari allo 0,8% della Superficie agricola utilizzata, le ulteriori aree destinate a ospitare impianti fotovoltaici corrisponde alle indicazioni della Cisl Veneto. Già lo scorso marzo, dopo il primo incontro in materia, infatti, avevamo sollecitato di dare priorità alle installazioni su superfici non a terra, come tetti dei capannoni, parcheggi e aree antropizzate, e puntare sul recupero a scopi energetici di terreni compromessi, discariche e siti industriali dismessi, al fine di preservare il suolo agricolo "nudo" e la biodiversità del paesaggio veneto. Così come avevamo suggerito criteri rigorosi per l'agrivoltaico, altro tema recepito nell'ipotesi del provvedimento regionale.

"Come Cisl Veneto - confermano il segretario generale Massimiliano Paglini e il segretario regionale Luca Mori - riteniamo fondamentale incentivare lo sviluppo di Comunità Energetiche Rinnovabili, strumenti chiave per combattere la povertà energetica delle famiglie e ridurre i costi per le piccole e medie imprese, generando azioni concrete di autonomia e trattenendo sul territorio parte della ingente ricchezza prodotta dalla produzione di energia idroelettrica. Ma anche puntare su nuove fonti innovative, facendo del Veneto un "laboratorio nazionale" per la sperimentazione di micro-reti intelligenti, della filiera dell'idrogeno, fino al nucleare di nuova generazione, in modo da trasformare la transizione energetica in una concreta prospettiva per la sovranità energetica ed industriale".