Sburocratizzazione: "Bene il modello partecipativo, sia il primo passo verso il Consiglio regionale dell'Economia"

Martedì, 27 gennaio 2026

Anche Cisl Veneto al tavolo avviato dalla Regione Veneto

Il segretario Paglini: "Priorità favorire le competenze digitali per cittadini, lavoratori e pensionati"

Snellire e semplificare le procedure amministrative, evitare sovrapposizioni e duplicazioni di pratiche, favorire l'intercomunicabilità delle banche dati pubbliche. Sono alcuni degli obiettivi del Tavolo per la Sburocratizzazione, promosso dalla Regione Veneto. Oggi, secondo una recente ricerca, la burocrazia costa a cittadini e imprese del Veneto circa 10 miliardi di euro all'anno. La prima seduta dell'organismo, coordinata dall’assessore regionale Massimo Bitonci, ha avviato il confronto sul tema tra l'ente regionale e le categorie economiche e sociali.

Tra i partecipanti, anche la Cisl Veneto. Il segretario generale regionale Massimiliano Paglini ha indicato visione e proposte del sindacato in materia. Il leader cislino esprime un giudizio positivo sull'iniziativa: Il tavolo regionale per la sburocratizzazione rappresenta primo passo importante per dare realizzazione, in modo strutturale, al modello partecipativo proposto dalla nuova giunta regionale. L'auspicio è che si consolidi un percorso condiviso e concreto, nell'ambito di una vera co-programmazione, volta a difendere e rafforzare la capacità produttiva e lo sviluppo del Veneto. Proprio per questo, abbiamo indicato all'assessore Bitonci la strada del Consiglio regionale dell'Economia come strumento fondamentale per costituire una sede istituzionale in cui coinvolgere i rappresentanti delle pubbliche amministrazioni e dei soggetti economici e sociali”.

Tra le priorità evidenziate dalla Cisl, il segretario generale pone l'attenzione sulla necessità di intervenire sulle competenze digitali: “Di fronte alla sempre maggiore diffusione delle tecnologie, è urgente un’opera di alfabetizzazione in questo campo, ricorrendo anche a finanziamenti europei. In caso contrario, alla luce dell’invecchiamento demografico, il divario digitale rischia di trasformarsi in un fattore di esclusione di larghe fasce della popolazione, non solo nell’attività lavorativa, ma anche nella vita quotidiana”.

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