Bankitalia dipinge un Veneto forte, ma non abbastanza per il futuro
Presentato l'annuale rapporto sull'economia regionale. Paglini: "Confermati punti di forza e di debolezza. Il futuro si costruisce investendo sulle persone, sul lavoro e sulla partecipazione".
"Un Veneto forte, ma non abbastanza per il futuro": così potremmo definire il quadro dell’economia del Veneto presentato oggi da Banca d'Italia a all'Università Ca’ Foscari Venezia. I punti di forza emersi non consentono di dormire sonni tranquilli. L’occupazione è ancora elevata, così come la tenuta del tessuto produttivo, export e manifattura confermano la capacità competitiva del Veneto.
- Crescono gli investimenti, per quanto troppo lentamente in innovazione e transizione digitale. Il sistema delle pmi rimane diffuso e resiliente. Tuttavia, restano ancora forti le carenze strutturali già presenti in tutto il paese
- Le retribuzioni reali risultano in calo, anche se in misura attenuato rispetta al resto d’Italia. Aumentano "solo" quelle dei settori ad alta intensità tecnologica, sebbene in Veneto questa dinamica non sia in linea con quella nazionale.
- Cresce l’indebitamento delle famiglie, benché con percentuali non elevate, confermando però il trend di maggior accesso al credito, sia per beni durevoli che al consumo.
- La produttività cresce troppo lentamente. I salari reali sono ancora sotto pressione. Si evidenziano la carenza di lavoratori qualificati e il faticoso accoppiamento tra domanda e offerta di competenze.
- Invecchiamento demografico e difficoltà ad attrarre giovani talenti.
- Investimenti insufficienti in ricerca, innovazione e formazione continua.
- Il mercato del lavoro rimane dinamico ma con i limiti strutturali noti, a partire dal gender gap.
Massimiliano Paglini, segretario generale di Cisl Veneto, sottolinea: "L’analisi di Bankitalia ci conferma pertanto tutti i punti deboli e di forza dell’economia del Veneto. Per questo ribadiamo con ancor più forza la necessità di progettare il futuro della regione, mettendo al centro politiche industriali, investimenti pubblici e privati, infrastrutture strategiche, economia della conoscenza che generino sviluppo, crescita, servizi e tutele. La capacità del Veneto di fare sistema e di costruire un Patto sociale per lo Sviluppo, il Lavoro, la Coesione è una prospettiva necessaria per non perdere il treno dell’innovazione, della centralità geostrategica, della sovranità energetica per tutelare famiglie e imprese".
"Non basta creare lavoro - continua il leader della Cisl regionale- serve lavoro di qualità. Non basta esportare: serve più valore aggiunto. Non basta crescere: servono più partecipazione dei lavoratori nelle imprese, diritto alla formazione permanente, politiche per natalità, giovani e abitazione, investimenti in innovazione e industria della conoscenza. E ancora: rafforzamento della sanità e del welfare territoriale e un’autonomia che produca sviluppo e coesione sociale. Il Veneto ha tutte le carte per guidare il Paese. Ma il futuro si costruisce investendo sulle persone, sul lavoro e sulla partecipazione".