Organismi di parità regionali e territoriali, la preoccupazione di Cgil, Cisl e Uil del Veneto
Intervento unitario delle organizzazioni sindacali a difesa delle consigliere sul territorio, dopo il disegno di legge di centralizzare funzioni e competenze in un'unica struttura a Roma
Cgil, Cisl e Uil del Veneto esprimono forte preoccupazione per la soppressione delle Consigliere di parità regionali e territoriali e il trasferimento delle loro competenze a un nuovo organismo centrale con sede a Roma. "Si tratta di una decisione - scrivono in una nota Tiziana Basso, segretaria generale Cgil Veneto, Stefania Botton, segretaria regionale Cisl Veneto e Lorenza Cervellin, segreteria regionale Uil Veneto - che mina gravemente l’intero sistema di tutela delle lavoratrici e dei lavoratori, cancellando quei presidi territoriali che per anni hanno rappresentato un punto di riferimento concreto e accessibile per chi subisce discriminazioni sul lavoro. Una scelta ancora più inaccettabile se letta nel contesto di un Paese che già registra profonde carenze sul fronte dei diritti, con un Governo che continua a tagliare servizi e a non investire nella direzione della parità, come nel caso della bocciatura della proposta di legge per il congedo parentale paritario e obbligatorio. Di fatto, anziché rafforzare strumenti indispensabili per la conciliazione, la parità e l’autonomia delle donne, si sceglie deliberatamente di indebolirli, smantellando proprio quelle strutture che dovrebbero assicurare protezione, ascolto e interventi tempestivi. Questi uffici rappresentano oggi un fondamentale presidio di prossimità per lavoratrici e lavoratori vittime di discriminazioni di genere nei luoghi di lavoro, presidio con il quale, come organizzazioni sindacali, abbiamo collaborato attivamente e positivamente in questi anni".
"Lo schema di decreto sulle Consigliere di parità prevede solo la possibilità, e non l'obbligo, di istituire articolazioni territoriali del nuovo organismo - proseguono le organizzazioni sindacali - Questo rischia di ridurre il livello di protezione già garantito, in contrasto con quanto previsto dalla Direttiva (UE) 2024/1500, che stabilisce esplicitamente che il recepimento non può comportare un arretramento delle tutele contro le discriminazioni, mettendo il nostro Paese a rischio di una procedura di infrazione europea. Cgil, Cisl e Uil del Veneto chiedono unitariamente di modificare lo schema di decreto, prevedendo l'obbligatorietà di articolazioni territoriali permanenti e strutturate, garantendo la continuità e il rafforzamento dell'esperienza delle consigliere di parità e integrandole in un sistema che ne valorizzi il ruolo di vigilanza e tutela contro le discriminazioni e di assistenza legale nei territori e assicurando risorse certe e personale dedicato per garantire l'effettiva operatività dei presidi di prossimità, in linea con lo spirito delle direttive europee".