Non si fermano infortuni e morti sul lavoro in Veneto, in aumento anche le malattie professionali

Venerdì, 20 febbraio 2026

Presentata la ricerca curata da Fondazione Corazzin per Cisl Veneto su salute e sicurezza in ambito lavorativo: nel 2025 sfiorate le 72mila denunce, i decessi salgono a 111. Paglini: "Formazione via maestra, anche per gli addetti senior, e controlli fondamentali per garantire l'applicazione delle norme"

Presentata la ricerca Cisl Veneto su Salute e sicurezza sul lavoro

Gli infortuni sul lavoro in Veneto toccano il livello più alto negli ultimi cinque anni, al netto degli eventi imputabili al Covid. A destare attenzione è soprattutto l’incremento degli episodi con esito mortale. Il rapporto, elaborato sulla base dei dati Inail e di altre fonti dalla Fondazione Corazzin, per conto della Cisl Veneto, impone di mettere in cima all’agenda la sicurezza e la salute nei luoghi di lavoro. La ricerca è stata presentata oggi dal segretario generale Massimiliano Paglini, dal segretario regionale Luca Mori e da uno dei curatori, il ricercatore Francesco Peron.

Nel 2025 sono stati denunciati all’Inail 71.867 incidenti che hanno comportato conseguenze per i lavoratori in Veneto. Di questi, 60.237 sono avvenuti in occasione di lavoro, mentre 11.630 in itinere. L’aumento è di 1.681 rispetto all’anno precedente (+ 2,4%) e di 2.935 rispetto al 2020 (+ 4,25%). Si si esclude il picco del 2022, peraltro ancora fortemente influenzato virus pandemico (12.959 casi su 84.593 totali) si tratta del dato più elevato nel quinquennio. Si conferma così l’andamento al rialzo degli ultimi tre anni: dopo una fase di calo tra il 2013 e il 2015, gli infortuni in Veneto hanno registrato una risalita fino al 2019, per poi tornare a diminuire nel periodo della pandemia. Dal 2023, invece, si sta verificando una nuova, marcata crescita. Anche se – va notato – tale incremento è almeno in parte collegato all’estensione della tutela Inail agli studenti, a partire proprio da settembre 2023. Torna a crescere anche il tasso di denunce in rapporto alla platea totale degli occupati: nel 2025 è stato del 3,23%, dopo essere rimasto stabile al 3,13% nel precedente biennio.

Massimiliano Paglini, segretario generale di Cisl Veneto, dichiara: “Il recente infortunio mortale, avvenuto mercoledì nel Veronese, conferma, una volta di più, come l’impegno per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro debba restare massimo. A maggior ragione, perché si tratta di un tema complesso che, come tale, non può essere risolto con semplificazioni mediatiche o organizzative. Vi sono ancora moltissime differenze di approccio e di presidio tra settore e settore, così come all’interno dei singoli settori. È più che mai fondamentale riconoscere e valorizzare gli investimenti e l’attenzione all’applicazione delle regole da parte di molte aziende, così come vanno perseguite quelle che invece non le rispettano, in tutto o in parte".

“La formazione dei lavoratori, in particolare di quelli “senior”, ed ora anche quella obbligatoria per i datori di lavoro – ribadisce Paglini - è la strada maestra per rafforzare senso di responsabilità, consapevolezza dei rischi, presidio dei sistemi di sicurezza e coraggio di dire di NO se non si è formati o adeguatamente protetti, ma sarà sempre più dirimente garantire l’applicazione delle norme, con controlli e vigilanza, tanto quanto la lotta al lavoro sommerso, poiché molti infortuni non sono denunciati all’Inail proprio a causa della natura irregolare del rapporto di lavoro, oppure per paura di ritorsioni. Per questo va cambiato il paradigma su sicurezza dei lavoratori, investendo fortemente le risorse, anche della bilateralità, in formazione partecipata e per il funzionamento dei sistemi sul territorio. Strategico sarà lo sviluppo di politiche contrattuali partecipative, anche alla luce della legge 76/2025 promossa dalla Cisl”.

Luca Mori, segretario regionale Cisl Veneto, con delega a salute e sicurezza, sottolinea: “Ai dati Inail si aggiunge il Bollettino della Regione Veneto, che ogni mese monitora gli Infortuni mortali e gravi sulla base delle segnalazioni degli Spisal e delle notizie di cronaca. Dall’analisi si evince come nel 2025 le cadute dall’alto e lo schiacciamento risultino ancora tra le principali cause di morte sul lavoro. Accogliamo con favore che la Regione, come da una nostra richiesta, abbia introdotto il monitoraggio degli infortuni gravi, spesso sottovalutati, ma che risultano comunque quasi il doppio di quelli mortali. Così come abbiamo dato disponibilità a collaborare nell’ambito di un nuovo Piano mirato di Prevenzione proprio sulle cadute dall’alto".

“Resta ancora da lavorare sull’amianto, visto che il Veneto è tuttora privo del piano regionale e che le bonifiche e lo smaltimento vanno a rilento - afferma Mori - e sui Pfas, riguardo ai quali abbiamo da poco chiesto unitariamente un incontro ai nuovi assessori alla Sanità, Gerosa, e all’Ambiente, Venturini. Temi che continueremo a presidiare, poiché per la Cisl la prevenzione rimane una priorità, per diffondere la consapevolezza che la salute e la sicurezza sono una risorsa fondamentale non solo per chi lavora, ma per l’intero tessuto sociale veneto”.

ALCUNI DEI DATI PRINCIPALI DELLA RICERCA

Infortuni mortali

Particolarmente critico il dato sugli infortuni mortali: il 2025 ha visto una recrudescenza, con 111 vittime, dopo che nel 2024, per la prima volta in un decennio, si era scesi sotto i cento decessi.

Menomazioni

In miglioramento, invece, il trend degli infortuni con menomazioni gravi (entità media- superiore e permanenti): dai 208 casi del 2022 si è passati ai 147 del 2024 (annata più recente disponibile).

Malattie professionali

Nel 2025 sono state presentate 5.990 denunce di malattia professionale, 478 in più rispetto all’anno precedente (+8,7%). Significa che, nell’anno in questione, ogni mille addetti, 2,7 hanno denunciato una patologia legata al proprio lavoro. La grande maggioranza riguarda malattie del sistema osteomuscolare (4.565, + 7,8%), seguite da quelle del sistema nervoso (616, +15,6%). In parallelo, è costante anche l’incremento delle malattie professionali riconosciute dagli organismi di verifica (l’aggiornamento in questo caso si ferma al 2024): sono state 3.038, pari al 55,1% delle denunce. A patologie legate al lavoro sono attribuibili 55 decessi nel 2024, in contrazione rispetto ai 63 dei dodici mesi precedenti.

Province

A livello territoriale, gli infortuni denunciati registrano un considerevole aumento soprattutto a Padova e Verona: rispettivamente + 6,9% e + 4,0% tra il 2024 e il 2025. Uniche aree in controtendenza, Belluno (- 2,8%) e Rovigo (- 3,3%). Riguardo ai sinistri con esito letale, invece, proprio Rovigo conosce un’escalation da 1 a 8 morti, Vicenza passa da 8 a 19.

Età e genere

Gli infortuni tra gli under 25 aumentano di 1.177 casi, influenzati dalla recente estensione alle scuole delle tutele assicurative, ma anche dall’ingresso di giovani nel mercato del lavoro. Le morti bianche si concentrano tra gli ultra-quarantacinquenni, in particolare nella fascia 45-54 anni: 42 vittime totali, raddoppiate rispetto al 2024.

Degli incidenti sul lavoro, il 66% coinvolge uomini e il 34% donne. Ben più marcato lo scarto per i mortali: il 92,8% riguarda lavoratori, a fronte del 7,2% di lavoratrici.

Stranieri

Agli stranieri è riferito il 26,5% delle denunce di infortunio. Tuttavia, non ha nazionalità italiana il 40,5% dei morti sul lavoro: nel 2025 hanno perso la vita 45 lavoratori e lavoratrici stranieri, a fronte dei 20 dell’anno precedente.

Settori

Le attività con l’incidenza maggiore sul totale degli infortuni sono la fabbricazione di prodotti in metallo (quasi 5%), i lavori di costruzione specializzati (4,5%), il commercio al dettaglio (4,1%). Il commercio è anche il comparto ad aver registrato la crescita più consistente nell’ultimo anno, con 234 denunce in più (+8,6%), insieme ad assistenza sanitaria (175, + 7,9%) e istruzione e formazione (145, +13%). Segnali positivi, al contrario, da trasporto via terra (161 infortuni in meno), attività di ricerca, selezione e fornitura di risorse umane (128), magazzinaggio e logistica (114). Dodici dei 111 decessi totali si sono verificati tra gli addetti del trasporto ferroviario di passeggeri e altri 11 nelle costruzioni.