la firma. Agricoltura, patto contro il caporalato

VENEZIA - Nel settore primario in Veneto gli ispettori del lavoro effettuano una verifica al giorno e in due situazioni su tre finiscono per redigere un verbale, tanto che mediamente risultano nove addetti irregolari alla settimana. Sullo sfondo di questi numeri ieri a Palazzo Balbi è stato stretto un patto contro il caporalato in agricoltura, che impegna gli enti di controllo, le parti sociali e le associazioni di categoria a condividere le rispettive banche dati e a promuovere iniziative di legalità, salute, sicurezza, informazione e tutela dei diritti. «Dobbiamo combattere questa nuova forma di schiavitù che droga un mercato di per sé sano, con le sue 65.000 imprese, i 174.000 occupati e i 350 prodotti tipici, tanto da valere 6 miliardi di Pil», ha detto il governatore Luca Zaia, affiancato dagli assessori Elena Donazzan e Giuseppe Pan. I DATI. L'intesa è stata sottoscritta da Regione, Veneto Lavoro, Agenzia nazionale per le politiche del lavoro, Ispettorato interregionale del lavoro, Inps, Inail, Flai Cgil, Fai Cisl, Uila Uil, Cia, Confagricoltura, Coldiretti, Confcooperative, Legacoop e Agriveneto. Secondo i dati diffusi dall'Ispettorato Nord Est, nel 2018 sul territorio regionale sono stati effettuati 362 accertamenti, che hanno evidenziato un tasso di irregolarità del 66%, in aumento del 6% rispetto al 2017. I lavoratori irregolari sono stati 464, di cui 287 (e cioè il 62%) in nero, fra i quali 47 cittadini extracomunitari privi del permesso di soggiorno. Inoltre 28 fra caporali, imprenditori e prestanome sono stati deferiti all'autorità giudiziaria, che in alcuni casi ha pure emesso ordinanze di custodia cautelare, con riferimento anche ad altri comparti interessati dal problema, come edilizia, metalmeccanica, cantieristica, volantinaggio, manifatturiero e servizi alla persona. Ma indubbiamente le campagne costituiscono un terreno privilegiato di infiltrazione, come dimostrato anche dal contingente di ispettori impegnato durante l'ultima vendemmia, in particolare nelle province di Treviso e Verona. «I dati non vanno però fraintesi ha ammonito il direttore Stefano Marconi in quanto i numeri elevati sono la conseguenza dell'efficacia degli strumenti che utilizziamo». La quota di irregolarità, riferisce infatti Veneto Lavoro, è del 16%, contro la media nazionale del 24. I COMPITI. Ad ogni modo ora i compiti aumenteranno. Veneto Lavoro monitorerà con rapporti periodici il mercato dell'occupazione. La direzione Lavoro della Regione, insieme allo stesso ente strumentale e all'Agenzia nazionale, cercherà di rendere più trasparente l'incrocio tra domanda e offerta. Gli enti di vigilanza si scambieranno le rilevazioni statistiche allo scopo di individuare le eventuali zone grigie su cui intervenire. «Il fenomeno ha sottolineato Tatiana Esposito, coordinatrice del Tavolo nazionale anti-caporalato istituito dal ministero del Lavoro è più visibile e cruento nel Mezzogiorno, ma il resto del Paese non ne è esente. Per questo è importante il ruolo di apripista del Veneto, regione che ha risposto bene al bando da 23 milioni per progetti operativi di prevenzione e contrasto, a cui sono state presentate proposte per un valore complessivo di oltre 125 milioni». I CONSUMATORI. Soddisfatti i rappresentanti di lavoratori e aziende. «Un passo importante», secondo Andrea Gambillara (Cgil), Andrea Zanin (Cisl) e Giuseppe Bozzini (Uil). «Un provvedimento concreto per la legalità nei campi», ha concordato Daniele Salvagno (Coldiretti). «È importante che anche i consumatori facciano scelte etiche negli acquisti» ha aggiunto Gianmichele Passarini (Cia). «La lotta al caporalato è una strategia di crescita, perché favorisce l'inserimento in agricoltura dei giovani disoccupati», ha osservato Mimmo Parisi, presidente di Anpal, la realtà a cui è stata affidata la gestione del Reddito di cittadinanza (tema che ha liquidato con un laconico «no comment»). (Angela Pederiva)

IL GAZZETTINO - Mercoledì, 22 maggio 2019