«Zara-Barilla, grande intesa Così la pasta resta italiana»

Furio Bragagnolo cede Muggia e mantiene lo stabilimento riesino. «E’ la miglior soluzione economica, industriale e sociale per i dipendenti»

 

RIESE - «Una possibile intesa tra due grandi aziende, perché la pasta rimanga italiana». Così Furio Bragagnolo, presidente di Pasta Zara, spiega la cessione dello stabilimento di Muggia, in provincia di Trieste, a Barilla. Dopo le indiscrezioni delle scorse settimane, è infatti, lo stesso imprenditore trevigiano, principale esponente della famiglia azionista di maggioranza, a confermare con un nota, firmata insieme all'amministratore delegato Angelo Rodolfi, che l'acquirente prescelto è il colosso parmense, dopo le indiscrezioni circolate nelle scorse settimane «La miglior soluzione industriale sociale ed economica per i propri dipendenti e creditori», viene definita dai vertici del gruppo di Riese. L'OFFERTA. «Il gruppo Barilla ha presentato un'offerta vincolante per l'acquisto del ramo d'azienda relativo allo stabilimento di Muggia - precisa il comunicato - che, oltre a garantire gli attuali livelli occupazionali di detto ramo, con un piano di investimenti funzionale alla saturazione degli impianti produttivi, consente il miglior soddisfacimento economico dei creditori di Pasta Zara e la possibilità per il gruppo di Riese di acquistare il prodotto pasta anche dallo stabilimento di Muggia». Pasta Zara è gravata da debiti 241 milioni di euro, di cui 178 verso le banche. Ha fatto domanda di concordato in bianco ed entro il 7 dicembre deve presentare il piano di rilancio al tribunale di Treviso. La vendita del sito di Muggia potrebbe consentire di recuperare 100-120 milioni (ma, anche in questo caso, le cifre non sono ufficiali), mentre l'attuale proprietà conserverebbe il quartier generale di Riese e l'altra fabbrica di Rovato, nel bresciano. I principali punti del piano sono stati illustrati nell'incontro con i sindacati. IL PERSONALE. L'altro fronte riguarda il taglio dei costi del personale. Rispetto alla proposta già bocciata a fine agosto dai lavoratori, l'azienda ha garantito le quattordicesime, mentre ha ribadito la richiesta di sospendere i premi di produzione fino al 2022. Tra oggi e domani la nuova ipotesi verrà sottoposta al voto delle tre assemblee dei tre stabilimenti. Plaude anche Elena Donazzan, assessore regionale al Lavoro: «Ora è possibile guardare al rilancio industriale del gruppo e alla tenuta dei livelli occupazionali, grazie al senso di responsabilità e al forte attaccamento alla azienda di cui hanno dato prova i dipendenti, i primi a credere nella realtà industriale del gruppo veneto, che rappresenta uno dei gioielli del made in Italy». (Mattia Zanardo)

IL GAZZETTINO - Giovedì, 15 novembre 2018