Welfare. Un piano per conciliare professione e famiglia

Finanziato dalla Regione un progetto di Confartigianato. Allo studio nuovi servizi su misura dei dipendenti. Asili, mense, ambulatori ma anche più flessibilità

 

VICENZA - L'obiettivo è di aiutare le piccole e medie imprese artigiane ad attuare un welfare aziendale a misura di mamma e papà. Per raggiungerlo, Confartigianato, con il suo ente di formazione Cesar, ha avviato, grazie a un finanziamento della Regione da 300 mila euro, un progetto biennale che punta a favorire la conciliazione tra lavoro e famiglia. Come? Facendo sì che anche le piccole aziende, dopo un percorso di formazione e di accompagnamento tarato sul caso specifico, riescano a mettere in campo una rete di servizi, in particolare attraverso convenzioni esterne, pensati su misura per i propri dipendenti: dalla mensa ai nidi, dagli ambulatori medici ai centri estivi. Ma anche: flessibilità, turnazione, congedi parentali, smart working. Il senso lo spiega bene il presidente di Confartigianato Agostino Bonomo che ieri, insieme alla direttrice di Cesar Tiziana Pettenuzzo ed a Daniela Rader e Paola Zanotto, presidente regionale e presidente provinciale del Movimento donne impresa, ha ufficializzato l'iniziativa. E per farlo ha scelto un asilo nido in viale Trieste: «Le nostre aziende sono una grande famiglia allargata. Mettere in pratica il welfare aziendale significa riconoscere il ruolo di coloro che collaborano per il successo dell'azienda e rendere l'azienda stessa più "appetibile"». Si parte, dunque, con la sperimentazione. Il primo passo sarà l'apertura di uno sportello informativo nella sede della Confartigianato di Vicenza, capofila dell'iniziativa ma con molti compagni di viaggio: tra gli 88 partner di ci sono Confartigianato di Padova, Treviso e Verona, Cgil, Cisl e Uil, la Provincia, alcuni enti locali. E le aziende: 66 quelle che hanno aderito in Veneto, 41 le vicentine, in buona parte dei settori tessile o metalmeccanico. «È cambiato il modo di fare impresa, sono cambiate le esigenze del lavoratore. È in atto - spiega Pettenuzzo - è un cambiamento culturale necessario. Avere lavoratori motivati è fondamentale per il successo di un'attività. La loro soddisfazione dipende in buona misura da quanto serenamente riescono a conciliare professione e famiglia».

IL GIORNALE DI VICENZA - Domenica, 03 luglio 2016