Veneto, 3.700 imprese in fuga verso l’estero. Cgia di Mestre: delocalizzazioni in crescita dopo il 2008, soprattutto in Francia La nostra regione...

VENEZIA Sono oltre 27mila le imprese italiane che hanno deciso di trasferire all’estero parte dell’attività produttiva dal 2000. Lo rileva uno studio della Cgia di Mestre secondo il quale se in questi ultimi anni la crescita del numero delle aziende che delocalizzano è stato abbastanza contenuto, +4,5% tra il 2008 ed il 2011, nell’arco temporale che va dal 2000 al 2011, invece, l’incremento è stato molto consistente: +65%. Alla fine del 2011 ammontavano a poco più di 1,55 milioni i posti di lavoro creati oltre confine. Le regioni più investite dalla “fuga”, prosegue la Cgia, delle proprie aziende verso l’estero sono quelle del Nord. In Lombardia se ne contano 9.647, in Veneto 3.679 in Emilia Romagna 3.554 e in Piemonte 2.806. Messe tutte assieme costituiscono oltre il 72% del totale delle imprese che hanno lasciato il nostro Paese. «Le tasse, la burocrazia, il costo del lavoro, il deficit logistico-infrastrutturale» spiega il segretario della Cgia Giuseppe Bortolussi, «l’inefficienza della Pubblica amministrazione, la mancanza di credito e i costi dell’energia rappresentano degli ostacoli spesso insuperabili che hanno indotto molti imprenditori a trasferirsi in Paesi dove il clima verso le aziende è più favorevole. Un elemento di forte richiamo è la certezza del diritto. In Francia, ad esempio, i tempi di pagamento sono più puntuali e più rapidi». Infantti, il paese più attrattivo per i nostri imprenditori è la Francia: sono 2.562 le aziende italiane che hanno trasferito parte della filiera produttiva nel paese Transalpino. Dopo la Francia, tra i Paesi che hanno attirato gli interessi delle nostre imprese ci sono gli Stati Uniti (2.408 aziende), la Germania (2.099), la Romania (1.992) e la Spagna (1.925). La Cina è al settimo posto.

LA NUOVA VENEZIA - Domenica, 31 marzo 2013