Tavola rotonda alla Cgil. Il sindacato, sempre più un Caaf. Il difficile equilibri fra servizi individuali e rivendicazioni collettive

Un’azienda di medie dimensioni, con più di cento dipendenti, perfettamente organizzata, sempre più dispensatrice di servizi legati alla tutela individuale. Ha compiuto l’anno scorso cent’anni e ha davanti a sé sfide importanti, aggravate dalla crisi, prima fra tutte la questione precari e disoccupati. E’ la Cgil di Treviso a lungo dibattuta ieri nel corso di una “tavola rotonda” per la presentazione del libro che raccoglie gli atti del convegno per il centenario della Camera del Lavoro di Treviso, “Il lavoro alla ribalta” a cura di Alessandro Casellato. Cgil Treviso oggi conta 73 mila iscritti, di cui 25 mila lavoratori attivi e ben 48 mila pensionati. Fiom è la prima categoria con 5.500 iscritti. «Un tempo il sindacato era promotore di azioni collettive, alla cui base c’era un forte ideale morale», ha spiegato Paolo Feltrin docente di Scienze della Politica all’Università di Trieste. «Oggi cos’è la Cgil di Treviso? Come è cambiata? E’ “un’azienda” di medie dimensioni che conta 137 dipendenti. La metà di questi non si occupa di tutela collettiva, ma di tutela individuale. Lo scorso anno i Caaf della Cgil hanno sbrigato oltre 80 mila dichiarazioni dei redditi (il doppio rispetto alla media nazionale), più di 16 mila pratiche Isee. Questo sta a significare che il sindacato è una macchina organizzata ed è proprio l’organizzazione che fa la differenza. La dialettica tra contrattazione collettiva e tutela individuale è il segno del cambiamento della realtà sindacale». Al dibattito hanno preso parte, oltre a Paolo Feltrin, Roberto Grandinetti, economista specializzato in marketing, Carlo Ghezzi, custode della memoria del sindacato, e il segretario della Camera del Lavoro, Giacomo Vendrame. «Oggi la sfida è bilanciare tutela collettiva e tutela individuale: senza la prima non c’è la seconda e senza la seconda non si riesce a rendere esigibili i traguardi della contrattazione in generale», ha detto Vendrame. Niente più rivoluzione, insomma, ma tante dichiarazioni dei redditi? «I cittadini spesso non riuscirebbero nemmeno a fare il 730 o ad accedere ai diritti di disoccupazione senza l’aiuto del sindacato. Il cambiamento oggi può partire dalla tutela individuale: faccio la dichiarazione dei redditi, mi rendo conto di pagare tasse inique, a noi spetta il compito di raccogliere quelle istanze e tramutarle in azioni collettive. Solo attraverso la tutela collettiva vengono riconosciuti diritti che sono esigibili attraverso la tutela individuale», ha concluso Vendrame, «oggi il sindacato ha sfide importanti davanti a sé. La precarietà in primis: il sindacato deve rappresentare e farsi rappresentare da questi lavoratori che chiedono emancipazione. Dobbiamo puntare alla comunicazione, al rinnovamento, dobbiamo formare i lavoratori su quali sono il loro diritti e fare proselitismo». Insomma, servizi e Caaf bene, ma senza dimenticare la “mission” di base dei sindacati: aggregare, formare i lavoratori, riunirli attorno ad alcuni obiettivi comuni. (s.g.)

LA TRIBUNA DI TREVISO - Martedì, 19 marzo 2013