Tagli regionali e spending review DataMedica: quaranta in mobilità. La Cgil: «Ci saranno ripercussioni sui servizi ai cittadini»

PADOVA — Brutta aria per la sanità privata e convenzionata. I tagli imposti dalla regione (meno trenta per cento dei finanziamenti), quelli della spending review (meno cinque per cento) e i ritardi nell'approvazione delle schede regionali e territoriali che disciplinano posti letto e livelli essenziali di assistenza rischiano di creare non pochi disagi al settore. Così per due realtà d'eccellenza padovane.

La prima, la Data Medica, colosso della sanità convenzionata, che ha annunciato proprio in questi giorni l'apertura di quarantasei procedure di mobilità. Il peggiore degli epiloghi per i dipendenti dell'azienda che già da tempo sentivano parlare di cassa integrazione per quasi un lavoratore su tre.

La seconda, il Centro Medico di Fisioterapia, che ha annunciato invece la mobilità per dodici lavoratori. Ma la brutta notizia, ha annunciato ieri la Cgil, è che il numero dei dipendenti coinvolti in questi tagli potrebbe essere molto più alto se si considera anche l'esercito di lavoratori senza alcun ammortizzatore sociale che sono impiegati in strutture come queste spesso con semplici contratti di collaborazione.

I dipendenti nella sanità convenzionata contano a Padova 1300 persone, quasi la metà dei 3 mila impiegati in Veneto.

Numeri importanti anche per la sanità privata che conta 1800 perone e strutture di eccellenza come l'Opsa di Rubano, Villa dei Tigli di Teolo, Villa Maria di Padova, la Casa di Cura di Abano Terme, il centro La Nostra Famiglia o il Centro Medico di Foniatria, entrambi di Padova.

Più di due mila addetti in tutto che potrebbero risentire gravemente dei tagli al budget regionale della sanità e dei ritardi nell'approvazione e nella pubblicazione delle schede ospedaliere. Da qui il grido d'allarme lanciato dalla Cgil che ha chiesto al governatore Luca Zaia la convocazione di un tavolo permanente a cui invitare gli attori della sanità pubblica, privata e convenzionata.

«Padova vista la sua vocazione e la quantità delle strutture socio sanitarie è la prima provincia del Veneto ad essere colpita così duramente da questi tagli - ha spiegato Alessandra Stivali, Cgil - bisogna ricordare però che tutto ciò, oltre ad avere delle gravissime ripercussioni per i lavoratori, produce anche degli effetti in termini di mancanza di servizi per i cittadini. Un esempio? Il Centro di Riabilitazione di Conselve, una struttura di altissima specializzazione che rischia di chiudere perché manca una vera programmazione territoriale».

CORRIERE DEL VENETO - Mercoledì, 27 marzo 2013