Scuola. No al panino, bimbo senza cibo la maestra gli cede il suo pasto. Mense, tavolo in Regione. E nei nidi è già emergenza

VENEZIA - «E adesso che facciamo? Lo accettiamo o no?». Ieri si è scatenato il panico tra le ausiliarie della Diego Valeri a Venezia, quando a scuola è arrivato un bambino con il pranzo al sacco. I genitori avevano regolarmente disdetto il pasto di Ames ma la scuola non era stata avvisata della scelta. Risultato? Il Comune non ha dato il via libera e il bambino non ha potuto mangiare il panino. Solo che a quel punto il piccolo rischiava di «fare la fame» e così si è dovuto accontentare del risotto della maestra. «E’ stato un disguido complicato, non era chiaro di chi fossero le competenze della scelta – spiega Metella Manni, del comitato tecnico della scuola – alla fine hanno contattato il Comune che si è espresso. Il bambino non è stato coinvolto, la sua insegnante gli ha ceduto il pasto ed è tutto rientrato. Io penso che questo dimostri ancora una volta come queste proteste nuociano prima di tutto ai bambini». E qualcosa di simile è accaduto a Chirignago dove nei giorni scorsi ai bambini che non mangiavano in mensa, è stata negata la caraffa, o meglio non è stata fatta trovare sul tavolo. «Le mamme ce l’hanno segnalato – spiega Nicola Bon dei comitati – ma mi pare che stiamo entrando in un tira e molla senza senso». Per il pasto portato da casa intanto nei prossimi giorni sarà la Regione a scrivere le linee guida per tutti. Spiegherà come gestire gli studenti che sceglieranno di portare in classe il «panino», se farli sedere in mensa insieme agli altri o se spostarli in uno spazio che abbia le norme igieniche necessarie. Dopo la sentenza del tribunale di Torino che rigettando il reclamo del Miur ha riconosciuto il diritto agli studenti di portarsi il pranzo da casa e consumarlo nel refettorio con i compagni, ma anche dopo le polemiche tra Comune e Regione sorte a Milano, ora tocca al Veneto fare chiarezza. «Io non credo sia necessario - dice Elena Donazzan, assessore all’istruzione della Regione del Veneto – altrimenti che cosa facciamo, due leggi diverse per il bambino che mangia il panino col prosciutto a pranzo rispetto a quello che lo mangia a merenda? E’ assurdo e troppo burocratico. Spero che a poter decidere siano i genitori, di concerto con i dirigenti».

Intanto nelle prime due settimane di scuola molti presidi hanno dato il via libera ai genitori che avevano deciso di non far mangiare i figli in mensa. Ha cominciato Chirignago, all’istituto comprensivo Cristoforo Colombo, che ha messo i bimbi in un tavolo separato, poi l’okay è arrivato alla Morosini e all’istituto comprensivo Franca Ongaro del Lido. «Oggi niente mensa per mia figlia – spiegava ieri Giovanni Mennella, genitore della Canal – ma forse avremmo potuto lavorare per chiedere cibo migliore, non solo costi minori». Ames continua a ribadire che le famiglie che non hanno aderito alla mensa sono pochissime.

Le problematiche nelle scuole però non riguardano solo il pranzo. Venerdì c’è un incontro per Ames dal prefetto, i sindacati temono una riduzione di personale per il calo di iscritti. E poi c’è di nuovo, subito, l’emergenza nidi. «Nell’ultimo incontro il Comune ci aveva detto che c’era più personale del previsto – dice Daniele Giordano della Cgil – ora dicono che non saranno concesse ferie e nemmeno i permessi per la 104 se non richiesti con largo anticipo. Ci sono scuole con 18 bambini e 3 maestre a turno: alla prima ora l’insegnante è da sola con 18 bambini». (Alice D’Este)

CORRIERE DEL VENETO - Giovedì, 29 settembre 2016