Sciopero generale della scuola contro l'autonomia del Veneto

La protesta il 17 maggio. Cgil, Cisl, Uil, Snal e Gilda sul piede di guerra: no ai concorsi regionali per i docenti. Allarme dei medici (Anaao): si rischia di smantellare il servizio sanitario nazionale

 

ROMA - C'è una mina vagante sulla strada dell'autonomia: lo sciopero generale proclamato da Cgil Cisl e Uil Scuola, Gilda e Snals il 17 maggio prossimo. E anche i medici dell'Anaao si schierano contro: c'è il rischio di allargare il divario Nord-Sud. La protesta era nell'aria da settimane: troppe le incomprensioni con l'esecutivo sul rinnovo del contratto, il precariato ma soprattutto sul tema dell'autonomia differenziata a cui tutti i sindacati della scuola guardano con preoccupazione. «È uno sciopero per contrastare ogni ipotesi di regionalizzazione del sistema istruzione, che non farebbe altro che aggravare i divari e le disuguaglianze già oggi esistenti fra i territori e mettere in discussione la garanzia del diritto costituzionale all'Istruzione» spiega il leader della Cgil , Francesco Sinopoli. «Riteniamo poi assolutamente necessario stanziare le risorse per il contratto 2019-2021». «Non si pensi di risolvere le questioni complesse che riguardano la democrazia e il futuro del Paese, buttando la palla in tribuna. Se invece si vuole giocare una partita a carte scoperte la Uil Scuola è pronta: vanno date risposte alle emergenze: stipendiale, del precariato, organizzativa dei servizi complementari Ata, e un netto no alla regionalizzazione del sistema di istruzione statale», incalza il segretario della Uil Pino Turi. «Ad oggi per il personale del comparto istruzione e ricerca si profilano aumenti che sono meno della metà di quelli ottenuti col contratto precedente» fa notare la segretaria della Cisl Maddalena Gissi. E ci sono i progetti di regionalizzazione della scuola che non possono andare avanti alla chetichella come fin qui avvenuto». Ieri ha detto la sua anche l'Anaao: «Il neo-federalismo a geometria variabile, che il nuovo governo intende assecondare, può far venir meno definitivamente il concetto stesso di servizio sanitario nazionale con uno strappo definitivo tra Nord e Sud. La carenza di specialisti nasce da errori nella programmazione, ma il sistema rischia di essere definitivamente messo ko dalle spinte verso l'egoismo territoriale ed il sovranismo regionale dietro le quali si nasconde il rischio di ridimensionare il contributo fiscale delle Regioni più ricche e di aumentare l'entropia istituzionale con relative diseguaglianze. Con le Autonomie regionali il diritto alla salute cessa di essere un bene pubblico nazionale per assumere una valenza locale, con una perdita complessiva di coesione sociale ed una accentuazione degli squilibri tra Regioni più ricche e più povere» conclude Carlo Palermo. segretario Anaao. E il governo? Ieri un segnale di ottimismo è arrivato dal M5S. «L'autonomia è nel contratto di Governo. Ci crediamo. Adesso sul tavolo ci sono nodi importanti che scioglieremo ma soffia il vento della campagna elettorale e i passaggi delicati vanno analizzati con la massima attenzione. Ma si farà» ha detto il sottosegretario alle Regioni, Stefano Buffagni. (Albino Salmaso)

LA NUOVA VENEZIA - Sabato, 06 aprile 2019