«Scarsa trasparenza» bacchettata ad Arcole Da Tomba a Corona: Cortina e le liti per la multa Tasse, l'alt di sindacato e categorie alla Porto

I vip, i turisti e le regole, scoppia il caso dopo la lettera di Debenedetti: «Quella contravvenzione ci rende sudditi» Criticato da Cgil e Uil l'appello «a non pagare le tasse inique»

 

Non trova seguito la proposta di «disobbedienza civile» lanciata sabato da Franca Porto, segretario della Cisl Veneto, che esorta a «scegliere tutti insieme una singola tassa iniqua da non pagare». «E chi decide quale imposta disertare? Per me può essere l'Imu, per te l'Irpef, per un altro il canone Rai — obietta Emilio Viafora, segretario generale Cgil Veneto —. E poi perchè inscenare il boicottaggio solo a beneficio delle imprese e non dei lavoratori e dei pensionati? No, noi siamo per uno Stato di diritto, per il contrasto all'evasione e per la riforma fiscale, che tassi meno il lavoro e più le rendite e i grandi patrimoni. La disobbedienza civile non fa che aumentare la tensione tra cittadini e istituzioni». «Non è nemmeno nel nostro Dna — aggiunge Gerardo Colamarco, segretario di Uil Veneto — siamo d'accordo che la pressione fiscale è alta, però le provocazioni servono a poco. Siamo pronti a combattere ma nei modi in cui la legge lo consente e rapportandoci con le istituzioni, alle quali da tempo chiediamo di recuperare soldi tagliando gli sprechi della politica, invece di mettere le mani in tasca alla gente. Quelli della rivoluzione erano altri tempi, oggi sparare nel mucchio non serve, bisogna discutere».

In linea Giorgio Dal Negro, presidente regionale Anci: «L'incitazione alla disobbedienza civile ha lo stesso valore della protesta di noi sindaci quando andiamo a consegnare la fascia tricolore ai prefetti, sapendo di riportarcela a casa subito dopo l'incontro. Bisogna invece premere per un riordino delle imposte, per esempio limitando un'Irpef eccessiva o un Irap a balzelli. Le aziende vanno tassate in base alla capacità produttiva, non al numero dei dipendenti, altrimenti il Paese rischia di uscire dal sistema produttivo mondiale». E' d'accordo Massimo Zanon, presidente di Confcommercio Veneto, che punta il dito sulla Tarsu, «la tassa più iniqua che esista»: «Non si possono aggiungere costi alle imprese. L'obiezione fiscale è una reazione istintiva a certe misure che gridano vendetta, ma qui c'è da prendere atto della dura realtà: con 99 probabilità su 100, le nostre aziende non avranno i soldi per pagarla. Ormai non si tratta nemmeno più di protestare, ma di capire che sangue dai muri non se ne tira fuori».

L'unica apertura arriva da Flavio Tosi, segretario della Lega: «Il fatto che la Cisl arrivi ad avanzare una proposta simile è la dimostrazione della gravità della situazione in cui l'Italia versa e la prova di quanto sia insufficiente la risposta del governo. L'idea del boicottaggio è buona, si può fare, purchè non si scelga come bersaglio la Tarsu, che introitano i Comuni, altrimenti invece di colpire lo Stato si finisce per causare un ulterore taglio dei servizi al cittadino. In secondo luogo la disobbedienza civile va organizzata bene, allargata al più alto numero di persone, perchè esporsi in quattro gatti significa farsi massacrare e non ottenere nulla». «L'invito di Franca Porto ha un valore altamente simbolico e aggregante — precisa Giorgio Santini, ex dirigente veneto della Cisl e ora senatore del Pd — e cioè sottolinea che è purtroppo il mondo sociale ed economico a pagare durante gli effetti di una crisi non governata. E' una sorta di ultima chiamata a chi amministra l'Italia, perchè risponda subito al blocco dell'economia con provvedimenti mirati, come il credito alle imprese, il superamento del patto di stabilità per i Comuni, l'allentamento del cuneo fiscale per chi assume e chi investe, la riduzione di Imu, Iva e Tares».

M.N.M.

CORRIERE DEL VENETO - Martedì, 19 marzo 2013