Salvagnini, la via vicentina del contratto alla tedesca.

Accordo rivoluzionario: ai lavoratori il 12%dell'Ebit di gruppo

VICENZA - Salvagnini Italia mette la freccia, direzione Germania. Non certo per delocalizzare, però: dai tedeschi il gruppo vicentino, fra i leader nella produzione di macchine per la lavorazione di fogli d'acciaio, prende imita il modello di compartecipazione dei lavoratori alla ricchezza generata dall'impresa. Per lo stabilimento berico di Sarego (600 dipendenti), da poco uscito da un contratto di solidarietà per affrontare la crisi, è stato infatti siglato un accordo con i sindacati che lega per i prossimi quattro anni il premio produttività all'indice Ebit, il risultato operativo. In pratica, all'utile prima della tassazione. «In questo modo se le cose vanno bene ce n'è per tutti, se vanno male si rinuncia tutti» sintetizzano in azienda. E oltre alla firma di Fim Cisl l'intesa, in una fabbrica a maggioranza Cgil, è stata siglata anche dalla Fiom. Quella con sede a Sarego è una spa con un unico proprietario, l'imprenditore Francesco Scarpari, che oltre ad essere presidente è amministratore delegato. Salvagnini Italia esce da un biennio di crisi che aveva visto ad un certo punto un acuto scontro con le parti sociali. La vertenza si era poi risolta in un contratto di solidarietà, sospeso ad aprile visto il ritorno ad un buon livello di ordinativi: «Nel 2010 il gruppo, che ha in tutto 1.200 addetti, ha chiuso con 190 milioni di euro di fatturato. Quest'anno contiamo di raggiungere i 250 -osserva il presidente Scarpari -. La crescita è frutto dell'innovazione, con due nuove famiglie di macchinari particolarmente apprezzate nel mercato asiatico» . Sui buoni risultati i vertici hanno deciso di scommettere assieme ai sindacati, firmando l'intesa sulla produttività. L'accordo prevede la redistribuzione dell'Ebit nella misura del 12 per cento a patto che la forza lavoro raggiunga un certo livello minimo di efficienza, con una commissione paritetica composta sia da dipendenti che dalla dirigenza per stabilirne la misurazione. L'aspetto innovativo è l'introduzione di un parametro economico finanziario, e non tecnico produttivo: non si misurano più volumi produttivi o ore lavorate, ma appunto il risultato operativo. Il vantaggio per l'impresa è di non avere bisogno di ridiscutere l'accordo ogni volta che le cose non vanno bene, per i dipendenti è un premio potenzialmente più grande: «Fino al 2008, con questa intesa, ognuno avrebbe preso dai 1300 ai 3000 euro in più» spiegano alcuni delegati. «Sì, si può dire che si va in una direzione tedesca -conferma Michele Taraschi, responsabile risorse umane -l'elemento innovativo è anche la commissione paritetica, puntiamo a un coinvolgimento e una responsabilizzazione sempre maggiore dei dipendenti» . Non è ancora formalmente la «distribuzione degli utili» ai lavoratori che piace al ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, formula che prevederebbe una partecipazione degli addetti al capitale, ma la sostanza è simile. Prudentemente soddisfatto Raffaele Consiglio, segretario vicentino della Fim: «È il primo accordo di questo tipo in provincia. Troviamo positiva anche l'istituzione della commissione paritetica, uno strumento che impone alla stessa impresa una necessità di trasparenza. Viene istituita pure un'altra commissione paritetica, per l'industrializzazione, che potrà dare suggerimenti validi e concreti per l'organizzazione del lavoro» . Più defilata, e non sorprende, la posizione del segretario vicentino della Fiom Maurizio Ferron, che precisa che «la trattativa è stata lunga e non priva di ostacoli» . Ma la conclusione è quella: «L'intesa è stata firmata» . Andrea Alba

CORRIERE DEL VENETO - Domenica, 26 giugno 2011