«Porta-trolley agli arrivi i turisti si adatteranno le lobby non mi fermano». Tre anni di tempo per introdurre nuove regole E caccia agli sponsor...

VENEZIA Commissario, ma lei quando va in vacanza usa il trolley? «Certo, ne ho uno con le ruote di gomma. Sarei in regola...». Vittorio Zappalorto ha ancora voglia di scherzare. Ma al termine del weekend più lungo del suo mandato di commissario governativo di Venezia, con la città finita sulle prime pagine di tutti i giornali del globo con la notizia («falsa», dice lui) del divieto per i trolley con le ruote di plastica rigida e le beffe di Luciana Littizzetto a «Che tempo che fa» su Rai3 (dove il suo cognome è stato storpiato in «Fresalorto», «Grattaterra» e «Tritasugna»), il prefetto rilancia e il tono torna di nuovo serio: «Visto che mi sono preso tutti gli sberleffi, visto che mi hanno sbeffeggiato, sa una cosa: a questo punto lo faccio per davvero».

Commissario, proibirà l’uso dei trolley in città?

«Se vuole è un po’ una provocazione, una ripicca. Ma lo faccio perché io non lavoro per i miei interessi, ma per migliorare la vita di questa città».

Però lei proprio venerdì scorso, a polemica esplosa, smentì «con la più assoluta fermezza» che in quella bozza di regolamento edilizio si parlasse di trolley...

«Il riferimento ai trolley c’era nella bozza, ma solo perché si trattava di un regolamento modello, scritto “a matita” e al vaglio delle categorie. L’errore giornalistico è stato dire che si trattava di una decisione presa e operativa, mentre io non mi sarei mai sognato di mandarla avanti in quel modo, perché so bene che effetto avrebbe dal punto di vista economico».

Ora però dice che ci vuole ripensare. In che senso?

«Dare solo sei mesi di tempo per adeguarsi sarebbe stato troppo poco. Con un tempo più ampio, due o tre anni, le aziende potrebbero attrezzarsi in vista di un cambio così importante di comportamenti».

Non teme che riparta una girandola di polemiche?

«Mi interessano poco. Qui è da 10 anni che i cittadini si lamentano di questa storia dei trolley, ma nessuno li ha mai ascoltati, perché scrivere una cosa del genere è imbarazzante, è molto impopolare, si va contro a lobby fortissime come gli albergatori».

Littizzetto ha ipotizzato, ironicamente, poliziotti in stazione che spaccano le ruote rigide. Oppure pit-stop obbligati a Rialto per sostituirle con ruote di gomma. Come si potrebbe applicare e far rispettare un divieto simile?

«La Littizzetto parla dal suo salotto di casa, ma lo sa che Venezia negli ultimi 25 anni ha perso più di metà dei suoi abitanti? Provi a venire a vivere qui, ma non in qualche albergo di lusso al riparo da rumori, e capirà che certe “inezie” sono importantissime per chi vive in questa città. Capirà che a Venezia ci sono ogni anno 26 milioni di turisti e milioni di questi hanno il trolley. Se c’è un tempo ampio, le aziende si possono adeguare».

In passato il Comune aveva già preso dei contatti con alcune aziende.

«Io penso che qualche produttore potrebbe mettere sul mercato nuovi modelli, non mi pare una richiesta stratosferica. Poi io penso che si potrebbe andare a caccia di sponsor su un altro progetto. Prenda alcune delle grandi firme, tipo Prada o Louis Vuitton: ognuna potrebbe produrre dei porta-trolley marchiati con le ruote di gomma e i turisti li riceverebbero a piazzale Roma, in stazione, in aeroporto. Loro si farebbero pubblicità, il Comune potrebbe anche incassare dei soldi e i turisti capirebbero che a Venezia bisogna adattarsi».

I soldi, appunto. Ma il commissario non era arrivato per sistemare i conti del Comune? Non crede che decisioni come queste spettino a una giunta «politica»?

«Quella dei trolley non è solo una questione di rumore. Scassano i masegni, scassano i ponti, scassano la città. Quando abbiamo preso in mano i conti, abbiamo visto che si spendono centinaia di migliaia di euro per la manutenzione. una cifra esorbitante. E poi mi scusi: tutte le questioni sono politiche, non è che noi siamo qui solo per fare i tecnici: abbiamo fatto così anche con i lucchetti, che rovinavano l’immagine, ma anche i ponti».

Resta il fatto che qualcuno obietta che state andando un po’ oltre il mandato.

«Io sono sicuro di essere dalla parte dei cittadini».

Lei prima ha fatto riferimento alle lobby e ha citato gli albergatori. In questi primi mesi con chi ha dovuto scontrarsi più di tutti?

«Le lobby veneziane le conoscevo già prima di venire a fare il commissario: albergatori, commercianti, gondolieri, tassisti tengono in ostaggio la città e l’unico modo per stare tranquilli sarebbe non cambiare nulla. Appena tocchi qualcosa, te li trovi sotto Ca’ Farsetti. Non accettano le regole».

Ha avuto il suo bel da fare anche con i sindacati dei dipendenti, tanto che alla fine ha dovuto fare dietrofront.

«Su 4 milioni di tagli ne ho conservati 3 e sono soddisfatto. Certo anche i sindacati sono una lobby che non fa gli interessi generali della città».

Si è pentito di aver detto sì al ruolo di commissario?

«No, è un’esperienza unica, che capita una volta nella vita. E’ stato un premio, un privilegio. Poi certo è evidente che su tutto a Venezia c’è una strumentalizzazione eccessiva».

A.Zo.

CORRIERE DEL VENETO - Martedì, 25 novembre 2014