Pometon, ora le vie legali per reintegrare gli operai. Ieri affollata assemblea della Fiom, decisi i prossimi passi della protesta. Giovedì scioper...

MAERNE Ancora scioperi, ancora presidi, ancora un “no” forte ai licenziamenti, via libera all’azione legale per far rientrare gli operai. Questo l’esito dell’assemblea di ieri alla Pometon di Maerne indetta da Fiom Cgil dopo la trattativa saltata di martedì in prefettura. La sigla sindacale continuerà nella sua lotta per cercare di reintegrare tutti i dodici dipendenti lasciati a casa, mentre altri sette sono in aspettativa senza retribuzione per un anno. All’iniziativa di ieri, che prevedeva pure due ore di astensione dal lavoro, c’era oltre una cinquantina di persone che ha scelto di continuare con il presidio davanti alla fabbrica pure per la prossima settimana. Non solo. Giovedì ci sarà uno sciopero di quattro ore, con ogni probabilità dalle 12 alle 16, e sarà fatto un volantinaggio sempre alla rotonda tra via Circonvallazione e via Stazione. È annunciata anche la presenza dei delegati Fiom. Nel frattempo è partita un’azione legale per impugnare i licenziamenti. La lotta prosegue in attesa di vedere se tutto questo porterà a qualcosa. Già nel Consiglio comunale di mercoledì, il sindaco Monica Barbiero aveva comunicato che avrebbe fatto il possibile per rimettere insieme tutte le parti per arrivare a sbrogliare l’intricata matassa. «Intendiamo andare avanti per la nostra strada», osserva Giuseppe Minto, Fiom Cgil, «perché nella riunione in prefettura non era accettabile l’accordo che non garantiva i lavoratori. Siamo sempre stati contrari a lasciare a casa la gente e favorevoli a usare altri ammortizzatori sociali come la cassa integrazione. Non molleremo». Martedì in prefettura l’intesa si è arenata dopo che il vice prefetto Sergio Pomponio aveva avanzato una proposta sulla base della disponibilità dell’azienda metallurgica. Pometon si impegnava ad avviare la mobilità volontaria incentivata per 18 mesi, dando 6 mila euro a lavoratore e, a ogni uscita dalla fabbrica, la possibilità di riassumere uno dei licenziati. Per questi ultimi, nell’anno e mezzo ci sarebbe stata un’integrazione del 75% dello stipendio. Proposta a cui avevano detto sì Fim Cisl, Regione, Provincia, Comune. «In questi anni» si legge in una nota della Cgil, «l’azienda ha scaricato la crisi sui lavoratori mentre si è sempre sottratta a un confronto con il sindacato su prospettiva industriale, investimenti, occupazione, futuro dello stabilimento. Con il ricatto degli accordi separati con la Fim Cisl sono stati ridotti il salario e i diritti degli operai, diminuita l’occupazione, chiusi stabilimenti e reparti, delocalizzata la produzione e infine licenziati 12 lavoratori e sospeso dal lavoro senza retribuzione alcuna altri 7. Una gestione industriale fallimentare che è sotto gli occhi di tutti e sta pregiudicando il futuro dello stabilimento».

LA NUOVA VENEZIA - Sabato, 29 novembre 2014