Pasta Zara, muro contro muro sulla Cig. No secco dell’assemblea ai 3 mesi di cassa integrazione per i colletti bianchi

RIESE PIO X - Impiegati e quadri dicono no alla proposta di Pasta Zara di accettare un periodo di 3 mesi di cassa integrazione e la strada verso la soluzione della crisi, già in salita, diventa ancora più accidentata. L’assemblea dei lavoratori, che si è svolta ieri nella sede principale del pastificio, non ha lasciato margini di trattativa: intervenire con la Cig fra i colletti bianchi e solo nello stabilimento trevigiano è un’idea da non prendere nemmeno in considerazione, anche perché - hanno fatto presente i dipendenti ai delegati sindacali -, se c’è un disallineamento fra carichi di lavoro e numero degli addetti, la sua causa va ricercata in una cattiva organizzazione dei processi da parte dirigenziale.

«Ci sono persone con una quantità notevole di ferie e di permessi arretrati – fa notare a questo proposito Sara Pasqualin, segretaria generale Flai Cgil – e questo da solo basta a far comprendere come non esista affatto un sovrannumero di lavoratori rispetto al fabbisogno. Credo perciò che, da parte dell’Inps, una richiesta di ammortizzatori sociali difficilmente verrebbe accolta».

Oltretutto, a farsi più tesi del solito sono rapporti fra le parti che storicamente hanno sempre fatto registrare un clima di dialogo positivo e collaborativo. Pasta Zara, che ha chiesto al Tribunale di Treviso una proroga della scadenza del periodo di concordato preventivo «in bianco» autorizzato la scorsa primavera, sembra insistere nel non voler fornire alle maestranze dettagli su come si stiano svolgendo le trattative con i partner eventualmente interessati a rilevare la maggioranza del gruppo, e questo non fa che aumentare il senso di incertezza e di diffidenza verso la proprietà. «Non stiamo assolutamente sospettando che i fondatori non stiano compiendo tutti gli sforzi possibili – aggiunge Pasqualin – e siamo consapevoli che il muro contro muro non genera mai buoni risultati. Ma all’azienda deve arrivare un segnale forte e chiaro: i lavoratori hanno fatto la loro parte anche nei momenti peggiori, e non meritano certo l’assoluta mancanza di trasparenza attuale». (G.F.)

CORRIERE DEL VENETO - Mercoledì, 03 ottobre 2018