Pasta Zara, martedì prossimo si conoscerà chi è il partner

Il sindacato vuole vedere la carte. «I lavoratori chiedono chiarezza. Se ripropongono ciclo continuo sospensioni di quattordicesime e premi di risultato li bocceremo»

 

RIESE PIO X - Il futuro di Pasta Zara sarà svelato nel prossimo incontro tra i rappresentanti dell'azienda e quelli dei lavoratori alla presenza dei referenti di Assindustria. Almeno, questo è quanto si aspettano i circa 450 dipendenti del pastificio leader nell'esportazione di pasta italiana, in deficit a causa del crac delle banche popolari. L'appuntamento tra azienda e sindacati è martedì prossimo alle 11 nella sede di Unindustria Treviso in Piazza delle Istituzioni. Entro il 7 dicembre Pasta Zara dovrà sottoporre al Tribunale di Treviso il piano industriale indispensabile per l'ammissione al concordato preventivo, evitando il fallimento. E l'approvazione del piano da parte dei lavoratori occupati negli stabilimenti di Riese, Rovato (Brescia) e Muggia (Trieste), è fondamentale per garantire il comune obiettivo della continuità aziendale. «I tempi stringono, è ora di scoprire le carte», dice Michele Gervasutti di Uil, in attesa dell'incontro. «I lavoratori chiedono chiarezza su chi sarà il nuovo investitore». Dopo il sopralluogo di alcuni tecnici nello stabilimento di Muggia, sembra che tra i probabili partner di Pasta Zara possa esserci Barilla. Ma potrebbero entrare nella compagine azionaria anche dei fondi stranieri. «L'azienda si è ancora trincerata dietro al silenzio». Ma i lavoratori attendono anche di conoscere il nuovo pacchetto di proposte per la riduzione dei costi. «Se ripropongono le stesse condizioni, dal ciclo continuo alle sospensioni di quattordicesime e premi di risultato per tutta la durata del piano» anticipa Gervasutti «i dipendenti casseranno ancora una volta il piano». Il clima resta di speranza. Del resto Pasta Zara è il secondo produttore di pasta nel paese con 300 mila tonnellate all'anno. «Utilizzando i macchinari presenti si può arrivare a 400 mila tonnellate, rimpinguando il personale, e questo è un dato positivo» aggiunge Gervasutti «ma non si possono chiedere eccessivi sacrifici ai dipendenti che da tanti anni sono in azienda». Il ciclo continuo garantirebbe l'ottimale efficienza. «Ma azzererebbe gli straordinari. Bisogna trovare un punto d'incontro. E soprattutto rimuovere l'incertezza con informazioni chiare sul futuro». (Maria Chiara Pellizzari)

LA TRIBUNA DI TREVISO - Mercoledì, 07 novembre 2018