PROTESTA. Mobilitazione della Cisl, il 12 dicembre gli altri sindacati. Pubblico impiego lunedì sciopero, servizi a rischio

Incrociano le braccia i dipendenti delle scuole, di amministrazioni locali e regionali e della sanità «Contratto fermo da sei anni, serve una riforma»

 

«Il lavoro pubblico è un bene di tutti». È con questo slogan che lunedì Cisl decide di scendere in piazza con i dipendenti pubblici delle amministrazioni centrali, del terzo settore, delle Regioni e delle autonomie locali, del sistema sanitario e della scuola per rivendicare il rinnovo del proprio contratto - fermo dal 2008 - e la mancanza di una riforma sostanziale della pubblica amministrazione.

Il primo dicembre, alle 16, anche i lavoratori veronesi della Cisl che operano nel pubblico o nel privato erogando però servizi pubblici, prenderanno parte alla fiaccolata per calli e campielli veneziani (partenza dalla stazione Santa Lucia). «La protesta tocca due aspetti fondamentali», spiega Massimo Castellani, segretario generale Cisl, «in primo luogo la mancata riforma della pubblica amministrazione, tanto annunciata e mai realizzata che, di fatto, comporta l'impossibiltà di una vera ripresa del Paese. In secondo luogo il rinnovo del contratto, fermo ormai da sei anni».

Castellani aggiunge poi: «Si finge di non comprendere che la burocrazia è uno dei primi problemi d'Italia e che la colpa delle lungaggini del sistema non è del singolo lavoratore nel pubblico, ma della macchina che va riformata».

Franco Antolini, responsabile Funzione Pubblica di Cisl, spiega la genesi dello sciopero indetto per lunedì: «Scioperermo da soli, con noi non ci saranno le altre sigle sindacali e ce ne dispiace, ma dopo l'incontro sulla pubblica amministrazione con il ministro Marianna Madia, la Cgil ha deciso di proclamare lo sciopero del 12 dicembre anche su altre questioni senza dirci nulla lasciandoci da soli nella rivendicazione del contratto. Così abbiamo preferito andare avanti da soli». Per Antolini «non rinnovare il contratto significa non voler mettere mano alla pubblica amministrazione se non con tagli ai trasferimenti invece di lavorare sull'eliminazione di enti inutili e doppi, riducendo gli sprechi e le centrali di committenza come si chiede da tempo».

E conclude: «Insomma, dietro allo sblocco del contratto c'è tutto un riordino del sistema non prorogabile. Far pagare sempre i lavoratori non è più accettabile, soprattutto se si pensa che la spesa pubblica in Italia continua ad aumentare, ora è a 810 miliardi, mentre la spesa del personale è calata di 8 miliardi e ci sono 320mila posti di lavoro in meno. Quindi non è nemmeno vero come dice Madia che il lavoro pubblico è sicuro».

Interviene anche Alessio Rebonato di Cisl Scuola: «Bene la stabilizzazione dei precari, ma poi? Manca il riconoscimento e la valorizzazione dei lavoratori della scuola che viene letta sempre come spesa e non come investimento per il Paese».

Giorgia Cozzolino

L'ARENA DI VERONA - Sabato, 29 novembre 2014