Operai in rivolta alle Acciaierie. Ottanta famiglie in crisi: sperano di recuperare qualcosa con il fallimento

BADIA POLESINE Incontro con l’amministratore davanti alla fabbrica spenta

 

Martedì 26 Marzo 2013, Rovigo - Ieri, davanti ai cancelli delle Acciaierie Elettriche di Badia Polesine. Piove e fa molto freddo. I sindacati dei metalmeccanci di Cgil, Uil e Cisl, hanno organizzato un'assemblea davanti alla fabbrica che non c'è più visto che tutto è fermo dall'autunno scorso. Operai italiani e stranieri assieme per capire se gli stipendi che non ricevono anche da oltre un anno arriveranno. Ottanta famiglie che soffrono: non arriva più reddito, i figli da mandare a scuola, le rate dei mutui da pagare, le bollette scadute e tanti problemi da risolvere. Gli sguardi sono un misto di rassegnazione e rabbia per una dignità che rischia di sgretolarsi di fronte ai bisogni più elementari. I carabinieri ascoltano, vigilano, ma non c'è bisogno del loro intervento perchè tutto si svolge con grande civiltà.

      Alle 10.40 Paolo Zanini sale le scale che porta agli uffici dove gli impiegati sono al freddo perchè l'azienda del gas ha chiuso i rubinetti. Dopo qualche minuto scende con l'amministratore unico Tiziano Dorio che potrebbe aprire almeno la portineria e mettere tutti al riparo dalla gelida pioggia. Invece no, il confronto si fa all'aperto. Si capisce subito che Dorio non ha soluzioni in tasca, che gira attorno ai problemi, gioca in difesa di una fabbrica spenta ma che al suo interno custodisce tonnellate di rifiuti di ogni tipo, che non ha più un piano industriale e nessuno sembra volerla acquistare.

      Per un po’ il confronto è «sindacale», poi scendono in campo i problemi umani portati con cruda realtà da Ahemd Lamrani e John Ewahchi. È il cuore di due operai che parla per il cuore di tutti gli altri. Zanini e Mirco Bolognesi della Uilm tentano di ottenere risposte che non arrivano. E allora occhi e cuori puntati ai prossimi giorni quando il Tribunale di Rovigo dovrà prendere una decisione: accoglierà la proposta di concordato dell'azienda o la richiesta di fallimento presentata dagli operai? Il sindacato è chiaro: meglio il fallimento per avere qualcosa dal Tfr agli stipenti arretrati. Dorio vorrebbe tirare a campare: per i sindacati non c'è più tempo di fronte a un'azienda «che ha commesso troppi errori anche in questi momenti delicati». Poco dopo le undici si decide di andare in municipio.

IL GAZZETTINO - Martedì, 26 marzo 2013