Nuovi voucher: flop annunciato e torna il "nero". Tanti vincoli per il nuovo strumento: appena 16.520 utenti. L'Inps: i mini contratti non superera...

VENEZIA - Dalla grande abbuffata all'estremo digiuno. Quando si parla di voucher in Triveneto non ci sono mezze misure. Prima dell'abolizione dei buoni lavoro, avvenuta per legge a fine marzo 2017, il Nordest è stato tra i più voraci consumatori dei mini contratti dedicati alle prestazioni occasionali: 18 milioni di "tagliandi" venduti in Veneto, 6,3 milioni in Friuli Venezia Giuli, quasi 6 milioni in Trentino Alto Adige. In pratica, nel corso del 2016, un quarto dei buoni lavoro di tutta Italia veniva assorbito dal Nordest. Molti ne hanno fatto buon uso: come le famiglie che hanno messo in regola i collaboratori domestici saltuari, le imprese agricole che fanno ricorso alla mano d'opera per la raccolta, bar, ristoranti che aggiungono personale nei periodi di picco del turismo. Tanti altri però ne hanno abusato, aggiungendo un nuovo capitolo del lavoro dipendente travestito da estrema precarietà. Riforma anti referendum. Oggi con l'introduzione della riforma dei voucher, fatta dal governo per evitare di scontrarsi con il referendum promosso dalla Cgil, l'aria è totalmente cambiata. Basta chiedere agli agricoltori che hanno appena portato a termine la vendemmia. I nuovi voucher sono stati utilizzati con il lanternino: stiamo parlando di poche migliaia di casi, parenti lontani di quella corsa ai buoni lavoro che impazzava fino allo scorso anno. Stando agli ultimi dati Inps ci sono appena 16.520 utenti registrati sulla piattaforma online dedicata per 6 mila lavoratori occasionali. A sentire gli esperti si tratta di un flop annunciato. I nuovi strumenti hanno molti più vincoli rispetto ai vecchi voucher, sono complicati da usare, e la normativa scoraggia le piccole imprese che preferiscono ricorrere al lavoro a chiamata o a inabissarsi nel sommerso del lavoro "nero". Intanto la legge esclude tutte le aziende con più di 5 dipendenti. Perciò il ricorso ai nuovi voucher è appannaggio esclusivo delle micro imprese, ditte agricole, i collaboratori domestici, e piccoli esercizi commerciali. L'Inps stima questi mini contratti per prestazioni occasionali non supereranno il 20% di quanto fatto dai voucher nel 2016. «Il sistema è talmente complesso che ha scoraggiato i piccoli commercianti», dice Mauro Bussoni, vicepresidente di Confesercenti Veneto. «In molti hanno fatto ricorso al lavoro a chiamata o agli interinali, preferendo quindi spendere qualcosa in più che confrontarsi con una normativa rigida laddove le richieste di flessibilità sono molto alte». I piccoli imprenditori chiedono pertanto che la norma sia rivista. «La stagione turistica è andata molto bene. E il grande flusso di visitatori ha evitato che il nodo voucher esplodesse con forza. Ma non farei affidamento sulla congiuntura anche in futuro. Bisogna mettere le imprese in condizione di lavorare». Platea limitata di attività. La platea di attività a cui si rivolgono i nuovi voucher è molto limitata. Possono usufruirne le imprese agricole a patto che queste impiegano pensionati, studenti under 25, disoccupati o cassaintegrati. Dopo la levata di scudi delle organizzazioni agricole, come la Coldiretti, la norma è stata alleggerita per il lavoro nei campi. Rimangono escluse dall'applicazione dei voucher le ditte edili, quelle estrattive, i servizi in appalto. C'è anche un tetto al massimo di ore lavorato con i buoni: 280 per un compenso che non può superare 5.000 euro. Oltre ai paletti normativi posti dal legislatore, ci sono complicazione sotto il profilo procedurale. Prima di poter chiamare il lavoratore, il datore di lavoro deve compiere alcuni passaggi obbligatori: registrarsi presso la piattaforma online dell'Inps, deve poi chiedere al lavoratore stesso di registrarsi, deve attivare un credito monetario con pagamento preventivo, deve comunicare l' avvio di prestazione lavorativa. Boom del lavoro a chiamata. Insomma per il lavoro di una giornata o di qualche ora, l'impegno non è da poco. Il risultato della stretta sui voucher è il boom del lavoro a chiamata che nel secondo trimestre si è impennato del 73,7% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso (+92mila unità). Lo ha notificato in una nota congiunta con il ministero del Lavoro, Inps e Inail nella quarta nota trimestrale congiunta sulle tendenze dell'occupazione. Quello che non si registra, ma si sussurra, è il ritorno in grande stile del lavoro "nero". (Christian Benna)

LA NUOVA VENEZIA - Martedì, 17 ottobre 2017