«No cittadinanza ai bimbi nati qui». L’assessore veneto Donazzan: prevalga il “diritto di sangue”. La Uil non ci sta

«Il legame di sangue vuol dire cultura, tradizione, appartenenza, è un valore fondante, segna l’appartenenza a una cultura cui si deve aderire e che bisogna rispettare». Così ieri mattina, nel corso del convegno l’Uil, l’assessore regionale all’istruzione Elena Donazzan ha ribadito il suo secco no alla cittadinanza ai figli degli stranieri nati in Italia, e opponendo quindi il diritto dello ius sanguinis (diritto di sangue) a quello dello ius soli (diritto di suolo). «So di essere spigolosa su questo tema ma è un argomento che va affrontato con pragmatismo perché negli ultimi anni il mondo è cambiato. Basta guardare al mercato del lavoro: se potessi favorire politiche di rimpatrio io lo farei». Politiche che già ci sono, come spiega il collega di giunta Daniele Stival, anche se finanziate con poco più di 50 mila euro e che prevedono accordi con i Paesi d’origine. Sul diritto di cittadinanza è di tutt’altro parere la Uil. «C’è una seconda generazione nata in Italia, che cresce con compagni italiani, ragazzi che sono italiani e che non possiamo escludere. A loro dobbiamo dare la cittadinanza, così come la dobbiamo dare agli immigrati che comportano bene». «La Donazzan dice che il diritto di sangue è tutto» spiega Victor Nelson, un immigrato della Costa d’Avorio presente al dibattito «ma le chiedo: il figlio di un mafioso è per forza un mafioso a sua volta? Un reato è più grave se commesso da chi ha sangue italiano rispetto a chi è straniero? La cittadinanza per i bambini che nascono qui dovrebbe essere un diritto». Di cittadinanza si discuterà presto anche in consiglio comunale a Venezia, con documento presentato dal Pd e dal centrosinistra, proprio a sostegno dello ius soli. «È una questione di civiltà» spiega Claudio Borghello del Partito democratico «perché dobbiamo far sentire italiano chi nasce qui, non possiamo coltivare discriminazioni e divisioni tra i più piccoli, altrimenti non riusciremo mai a costruire quell’amalgama necessaria alla nostra società». Il documento sostiene la campagna nazionale del Pd per la cittadinanza. (f.fur.)

LA NUOVA VENEZIA - Venerdì, 21 settembre 2012