Nasce l’Acc «cinese» Ma tute blu in fuga. Da oggi la proprietà dell’ex Zanussi al gruppo Wanbao E il 10% dei dipendenti chiede il prepensiona...

MEl (Belluno) Da disgrazia a risorsa. Da tassello nel processo di desertificazione industriale dell’Alto Veneto a «caso di scuola». Da fiore all’occhiello della Valbelluna all’amministrazione straordinaria e da questa alla rinascita. Oggi, col nome di «Wanbao Acc Italia». Una newco (new company) di diritto italiano, ma «made in China», passando per la consueta catena di controllate di Hong Kong e Paesi Bassi.

Comunque sia, con l’arrivo del gigante cinese si salva la barca che rischiava sul serio di affondare. Oggi, invece, gli asset industriali dell’ex «Zanussi Elettromeccanica» di Mel (Belluno), nato come stabilimento fordista-taylorista alle pendici delle Dolomiti e con il favore delle leggi post-Vajont, passano tutti alla newco. Per un nuovo inizio.

Con una firma da un notaio del Bellunese, tra il commissario straordinario nonché senatore Maurizio Castro (che ha guidato il salvataggio dall’estate 2013) e «Wanbao», gruppo che appartiene al municipio di Guangzhou, quindi espressione del governo di Pechino e del Partito comunista cinese.

E, con la sigla di oggi, arrivano i soldi. Anzitutto, quelli per la capitalizzazione: tra i 20 e i 30 milioni di euro. «Servono – ha affermato Castro – per sviluppare l’attività dell’azienda, in vista di una produzione di 2,7 milioni di compressori per frigoriferi (il core business dell’azienda, Ndr ). E, se si chiude un contratto con un importante cliente, i pezzi potrebbero essere 3 milioni». Per un fatturato stimato in 100 milioni di euro. Inoltre, con l’arrivo dell’autorizzazione di Pechino e quindi il closing ufficiale dell’acquisto del prossimo 1 dicembre, finiranno nella nuova Acc altri soldi. «Wanbao» ha già versato la prima rata, pari al 15% (1,99 milioni) del prezzo convenuto di 13,3 milioni di euro (a seguito di un’asta internazionale indetta da Castro) e ha rilasciato, attraverso la «Industrial&Commercial Bank of China», fideiussione a garanzia delle rate residue. Il 1 dicembre verrà versato un ulteriore 70% dell’importo totale, pari a 9,3 milioni di euro e una terza tranche da 1,99 milioni sarà pagata tra gennaio e febbraio, quando saranno rese operative soluzioni tecniche diverse da quelle dei brevetti della consorella austriaca di Acc a Fürstenfeld, in Austria, ceduta nell’aprile 2013 al gruppo tedesco Secop. La seconda rata servirà a pagare gli arretrati ai dipendenti e a fare «acquisti» dai fornitori.

C’è però un problema. La newco assumerà subito 300 dipendenti. Poi, ogni 4 mesi, altri 50, per arrivare a 455 sui 597 addetti totali. Così 142 tute blu resterebbero fuori. La questione è più complicata.

«Oggi (ieri, Ndr ) - afferma Giorgio Bottegal, Rsu (Rappresentanze sindacali unitarie) di Fiom Cgil - si sono presentati in 60 per il licenziamento volontario». Sono i dipendenti che intendono rientrare nell’ultimo scaglione della legge Fornero: si rinuncia a pretese nei confronti dell’azienda e si accede al pensionamento. Altri saranno sistemati con altri ammortizzatori sociali. Ma 30 lavoratori sono, per ora, «scoperti. E le liste di chi è dentro e di chi è fuori non sono ancora pubbliche. Sono in mano ai sindacati, in attesa che la newco inoltri le raccomandate ai lavoratori, per il rientro. E così la tensione, tra le famiglie dei dipendenti, è enorme.

Marco de’ Francesco

CORRIERE DEL VENETO - Martedì, 25 novembre 2014