Mobilitazione dei sindacati per salvare i 258 posti di lavoro. Timori per la Cartiera e venerdì si sciopera

Non si conoscono i piani del nuovo manager e si teme che l´interesse di Lecta preluda la chiusura

Forte preoccupazione a Lugo per le sorti della Cartiera Burgo. Venerdì, infatti, è indetto lo sciopero unitario delle sigle sindacali per difendere il posto dei 258 lavoratori della storica cartiera, allarmati dall´eventualità di un´acquisizione da parte del gruppo spagnolo Lecta. La mobilitazione è promossa a livello nazionale da Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil di Vicenza, le Rsu e i lavoratori degli stabilimenti Burgo S.p.A. e Mosaico S.r.l. del territorio vicentino. «Abbiamo appreso dai quotidiani nazionali di una possibile acquisizione da parte di Lecta – spiega il segretario regionale Slc Cgil Sergio Baù – un gruppo spagnolo che ha già un impianto a Riva del Garda. Questo gruppo fa lo stesso tipo di carta, quindi temiamo che vengano sommati i problemi delle due realtà che operano nello stesso settore in crisi». L´azienda del Burgo Group, al quale fa capo la famiglia Marchi, a causa delle difficoltà, date soprattutto dal tipo di lavorazione che richiede alti consumi energetici, ha già subito poco più di un anno fa un´importante ristrutturazione ricorrendo ad ammortizzatori sociali come cassa integrazione ordinaria e straordinaria e contratti di solidarietà.

Dopo l´accordo con i lavoratori, sancito da un referendum votato quasi all´unanimità, il nuovo amministratore delegato Paolo Mattei non sembra, però, aver chiarito quali siano le intenzioni di sviluppo futuro. «Siamo preoccupati per il vicentino - continua Baù - perchè con la famiglia Marchi abbiamo sempre trovato delle soluzioni flessibili per evitare la chiusura dello stabilimento, mentre non si capisce quale sia la strategia di Mattei che non mostra il piano industriale e non si presenta agli incontri al Ministero. Non vorremo che questo comportamento nascondesse la volontà di chiudere gli stabilimenti». Il timore, dunque, è che la produzione di carta resti agli spagnoli, tutt´altro che interessati a tenere in vita gli impianti veneti (oltre a Lugo anche quelli di Sarego e Chiampo e un paio nel trevigiano).

«Il gruppo Burgo è il più grande in Italia – conclude Baù – è competitivo in Europa e nel mondo. Sono stati fatti sacrifici enormi per installare un impianto di cogenerazione e regolare i turni per sfruttarne al meglio l´efficienza energetica. L´obiettivo principale è che non chiuda, perchè una volta chiuso l´esperienza ci insegna che non riaprirebbe più».

IL GIORNALE DI VICENZA - Martedì, 25 novembre 2014