Mancano i fondi, a rischio i corsi di recupero

BELLUNO. Istituti superiori in crisi per i corsi di recupero a causa del mancato finanziamento da parte dello Stato. E così molte scuole dovranno ridurre le ore di lezione, utilizzando i soli fondi di istituto. «Non sappiamo ancora se ci saranno i fondi per questi corsi», dice Gerardo Cavaliero, dirigente scolastico dell'Iti Segato di Belluno. «In questo modo, e con il metodo con cui procede il governo, non c'è possibilità di programmare niente. C'è da augurarsi che arrivino i fondi previsti, perchè la nostra scuola in cassa non ha più nulla. Già alla fine del primo quadrimestre abbiamo dovuto sospendere le lezioni per due settimane per fare i corsi e non spendere soldi». Intanto, qualche classe, dopo i tagli delle cattedre previsti dalla Regione, rischia di saltare. In difficoltà anche l'Ipsia Brustolon. «Siamo senza soldi», dice il dirigente Paolo Fratte, «per cui stiamo pensando al modo per poter realizzare i corsi che la legge ci impone. A febbraio siamo stati costretti a sospendere le lezioni al mattino per organizzare i corsi, pagando le ore con il fondo di istituto. Sicuramente alla fine dell'anno le esigenze saranno minori, perchè non ci saranno più gli studenti di terza e quinta, per cui credo che le ore di recupero saranno inferiori rispetto al primo quadrimestre, con una spesa per la scuola anch'essa minore». «Le risorse a nostra disposizione non garantiscono una risposta a tutte le necessità», sottolinea preoccupato anche il preside dell'istituto Catullo, Michele Sardo. Un po' più ottimista il dirigente del Renier, Riccardo Dell'Eva. «Per fortuna dallo scorso anno abbiamo avanzato una somma cospicua che ci permetterà quest'anno di realizzare un numero importante di ore di recupero. Abbiamo organizzato i corsi partendo proprio dalle disponibilità finanziarie». E se la partita per i corsi è ancora aperta, altrettanto lo è quella per le classi da attivare il prossimo anno, in base ai tagli previsti. A saltare di sicuro c'è la quarta turistico del Catullo, che ha solo 14 studenti, numero insufficiente secondo quanto previsto dal decreto Gelmini, che impone 25 alunni per classe. «Ci dispiace, ma non abbiamo raggiunto il numero minimo: quei 14 ragazzi, se vorranno continuare gli studi, dovranno rivolgersi ad altri paesi dove c'è lo stesso indirizzo. E nel nostro caso è Longarone», precisa Sardo. Ad essere eliminata, quasi sicuramente, anche una prima alle magistrali Renier. I nuovi iscritti saranno suddivisi in 6 classi, al posto delle sette richieste, in ottemperanza al decreto Gelmini per cui ogni aula può contenere dai 27 ai 30 alunni. Ma su questa decisione discordano le Rsu che chiedono il riconoscimento di tutte le prime.

IL CORRIERE DELLE ALPI - Giovedì, 14 maggio 2009