Lettere. Porto Marghera. Il grande inganno delle bonifiche

PORTO MARGHERA - Fin troppo facile. Trasformare le opere pubbliche in balzelli scaricati sulla collettività per coprire la mala gestione e gli scandali. Facciamo appello da sempre su questi argomenti: Mose, Sifa, ecc. Forse perché, come Filctem Cgil al petrolchimico e nell'area industriale di Porto Marghera bazzichiamo quotidianamente. Visitiamo imprese. Parliamo con i lavoratori, ma anche con i capi del personale e i vertici delle società, per entrare in trattativa. Per cui la realtà la vediamo e i fatti sono sempre davanti ai nostri occhi. Ci piacerebbe vedere più spesso politici, istituzioni e giornali da queste parti. Ci piacerebbe che fosse vivo anche l'interesse di studiosi e ricercatori, non solo e non sempre per venire a documentare Porto Marghera come un cimelio della storia passata e dell'archeologia industriale. Ma come area d'interesse, pronta per essere realmente recuperata, riabilitata, bonificata e fatta ripartire a guadagno di tutti. È gravissimo venire a conoscenza dai quotidiani, che la collettività rischiava di accollarsi, con aumenti dei costi delle bollette per il servizio idrico, i buchi milionari delle società costituite a posta e già con fondi pubblici, per depurare e disinquinare le acque degli scarichi industriali. Perché accettiamo ormai quasi passivamente e in maniera rassegnata, che tutto quanto è patrimonio della collettività venga macchiato, sciupato e maltrattato per rendere possibili giochi di potere e guadagni illeciti di pochi? Stando a quello che apprendiamo: mancato completamento della conterminazione, mancanza di fondi per il Pif (progetto integrato per Fusina), stallo sulle bonifiche, ci chiediamo e chiediamo alla Regione, come sia possibile domandare al governo altro denaro, per completare quello che doveva già essere finito. Con l'aggravante che su tutto questo la Procura ha aperto un'inchiesta. Un'altra. Ci fa indignare e arrabbiare pensare a quanta ricchezza per tutti potrebbero generare le nostre risorse, che sono tantissime. Probabilmente manca una coscienza civile sviluppata e una cultura del bene comune saldamente introiettata in ciascuno, che ci renda capaci di difendere con le unghie il patrimonio di tutti, immaginando che sia a vantaggio della collettività e serva a rendere possibile un'esistenza migliore per ciascuno. Lavoratori, imprese, famiglie. Quanto benessere potrebbe essere diffuso e generare altro benessere! Quello che viene distribuito e sempre a carico degli stessi, sono invece i costi della corruzione, delle ruberie e delle furberie di chi è chiamato a governare. E si è ancora convinti che distribuire qualche beneficio una tantum per qualche categoria, per qualche gruppo o aggregazione, prendendo in giro la collettività, sia sufficiente a garantirsi i voti e mantenere i privilegi. Di queste condotte politiche abbiamo le tasche piene. E chiediamo un cambio di mentalità a 360 gradi. Una trasformazione culturale prima di tutto, che porti a pensare al vantaggio di tutti come unico modo di concepire la ricchezza e la prosperità. Basta con la paura di essere depredati, spogliati, impoveriti, calpestati, e raggirati, che è ormai sentire comune di molti cittadini del nostro territorio. Specie di chi vive del proprio lavoro. Ci deve essere mano ferma e nessuna scusante o attenuante per chi approfitta. Le opere pubbliche vanno portate a termine. Le industrie devono risorgere, come era stato promesso. Vanno creati posti di lavoro. Bisogna urgentemente rimettere in moto il nostro sistema. E se i soldi sono stati sottratti e questo impedisce di portare avanti gli interventi, quelli che hanno rubato ora li mettano di tasca propria. (Riccardo Colletti, Filctem Cgil Venezia)

LA NUOVA VENEZIA - Domenica, 03 luglio 2016