Le Confindustrie di Padova e Treviso. «Il decreto dignità non va bene Ci farà perdere occupazione»

Doppio incontro ieri mattina davanti a 600 imprenditori. I presidenti Finco e Piovesana: «Il lavoro si crea con le aziende e un'economia in crescita»

 

PADOVA - «Il decreto dignità, se confermato nella sua impostazione, è destinato a incidere in maniera pesantemente negativa sull'occupazione e sulle imprese. Le rigidità che introduce, avranno il solo effetto di far perdere le occasioni di lavoro che un'economia sia pure in fragile ripresa sta creando. Col rischio di azzerare una tendenza virtuosa che solo in Veneto ha visto nel primo trimestre 2018 un saldo positivo di 53.200 nuovi posti di lavoro e la crescita dei contratti a tempo indeterminato (29.500, +26%), specie per effetto della transizione dai contratti a termine». Insomma, «l'esatto contrario degli obiettivi dichiarati dal decreto», che rende «più incerto e imprevedibile il quadro delle regole» per le imprese. In questo modo «si disincentiva chi ha sempre operato nel rispetto della legge, si perde occupazione, si allontanano gli investitori italiani ed esteri». L'analisi dura è del presidente di Assindustria Venetocentro, Massimo Finco e del presidente vicario, Maria Cristina Piovesana, che l'hanno ribadita aprendo ieri il doppio incontro di studio su "novità normative e criticità del dl dignità", a Quinto di Treviso e alla Stanga di Padova, a cui è intervenuto il giuslavorista Arturo Maresca. Assindustria Venetocentro debutta con un incontro dedicato al cosiddetto Decreto Dignità, che giovedì arriverà in aula alla Camera. La nuova Associazione che riunisce 3.400 imprese per 160 mila addetti inizia affrontando i temi del lavoro e delle rilevanti modifiche introdotte con il Decreto. Oltre 600 imprenditori e manager presenti. «Non c'era occasione più 'difficile' per questo esordio associativo, di quella rappresentata dall'approfondimento di un provvedimento di legge che, se confermato nella sua impostazione originaria, è destinato ad incidere in maniera pesantemente negativa sul lavoro e sull'organizzazione del lavoro delle nostre imprese - dichiara Finco -. Se nelle intenzioni dichiarate, e nel titolo che ne esprime gli intendimenti, vorrebbe restituire dignità al lavoro e ai lavoratori e combattere la precarietà, l'esito ci appare totalmente disallineato rispetto agli obiettivi, figlio di un'altra economia (quella della crisi) che oggi, possiamo dire in via di superamento e figlio di pregiudizi culturali fuori dal tempo». «Si dichiara di voler combattere la precarietà del lavoro - aggiunge Piovesana -. Ma quella è stata figlia degli anni di crisi, e non causata da una normativa troppo 'generosa' in termini di flessibilità che oggi si vorrebbe cancellare. Oggi l'economia si è ripresa, e affrontare in questo modo la presunta precarietà con la memoria del passato, significa illudersi, ancora una volta, che sia un provvedimento di legge a creare il lavoro. Non è mai stato così, non è così e non lo sarà. Il lavoro lo creano un'economia in crescita e le imprese».

LA NUOVA VENEZIA - Mercoledì, 25 luglio 2018