Lavoro. Migliaia di posti a rischio con il decreto dignità «Così si frena la ripresa»

Assindustria: timori per i 220 mila dipendenti a tempo determinato in Veneto. Titolari scatenati contro le nuove norme: «Di Maio non ha assunto nessuno»

 

TREVISO - Ai circa 44 mila occupati a tempo determinato della provincia di Treviso non faranno piacere le parole di Antonella Candiotto, general manager Galdi, e Massimo Bottacin, responsabile risorse umane Stiga: «Per rinnovare i nostri contratti in scadenza dovremo fare qualche riflessione in più rispetto a prima». La prima uscita ufficiale della nuova Assindustria Venetocentro (con il presidente Massimo Finco a Treviso la mattina, e il vicario Maria Cristina Piovesana a Padova nel pomeriggio) è un attacco frontale al governo e alle nuove norme sul lavoro. Decreto dignità bocciato in tutto e per tutto: anche nel nome, «perché di indegno gli imprenditori non hanno proprio nulla» sbotta Finco. I numeri. Oggi ci sono circa 44 mila addetti con contratto a tempo determinato in provincia di Treviso, 220 mila in Veneto: a sentire i commenti e soprattutto il "mood" della doppia assemblea di ieri, sono tutti a rischio. A spaventare, più della riduzione da 36 a 24 mesi delle proroghe possibili, è la reintroduzione delle causali, che espongono le aziende a ricorsi e vertenze. Il rischio, secondo gli industriali, è di azzerare i benefici della "ripresina" che ha portato nel primo trimestre 2018 un saldo positivo in Veneto di 53.200 nuovi posti di lavoro, con la crescita del 26 per cento dei contratti a tempo indeterminato. Padova e Treviso inoltre hanno una percentuale di precari inferiore alla media nazionale ed europea: il 14 per cento (i Paesi Bassi, per esempio, sono al 21,8; la Francia al 16,9). Ieri c'era anche il giuslavorista Arturo Maresca, ordinario di Diritto del lavoro all'Università La Sapienza di Roma, a rispondere alle domande dei 600 imprenditori. È stato piuttosto chiaro: «Sarà più difficile confermare un lavoratore a tempo determinato». Finco show. Per gli industriali trevigiani radunati al Bhr è stata anche l'occasione per conoscere il loro nuovo presidente dopo la fusione con Padova. Massimo Finco è oggi il numero uno di Assindustria Venetocentro. Ieri ha scaldato la platea con un intervento assai distante dal "politicamente corretto". Una serie di affermazioni che non hanno lasciato spazio a interpretazioni: «Questo provvedimento inciderà in maniera pesante sul lavoro delle nostre imprese»; «Decreto dignità? Questo nome non lo accetto, non voglio nemmeno pronunciarlo»; «Siamo noi i protagonisti di questa discussione, dovremmo essere noi a fare le norme»; «Di Maio non ha mai assunto nessuno in vita sua»; «Le nostre imprese ora vedranno quanto conviene assumere in Italia o assumere in altri Paesi del mondo»; «I giovani non fuggono a Londra perché lì il contratto è migliore, ma perché lì la città è aperta e valorizza i migliori». Nodo causali. Finco ha concluso l'intervento parlando delle famigerate causali, cioè le motivazioni che i datori di lavoro dovranno introdurre nel caso di contratti a termine più lunghi di 12 mesi o dal primo rinnovo in poi. Per gli industriali, espongono il nuovo contratto a un'ampia gamma di vertenze e ricorsi: «Nella mia azienda, che vende in tutto il mondo gabbie per galline, ci stiamo ancora leccando le ferite per i vecchi procedimenti generati dalla causale di alcuni contratti. Ora me ne guarderò bene dal farne di nuove». E lo stesso ha confermato, seppur con toni più "british", il manager della Stiga di Castelfranco: «Anche noi abbiamo alcune vertenze ancora in corso dagli anni scorsi, non credevamo che certe cose potessero tornare». Economia fragile. A Padova Maria Cristina Piovesana, ex numero uno di Unindustria Treviso e oggi presidente vicario di Assindustria, ha ricordato che non sono le norme a determinare le assunzioni, ma le condizioni dell'economia: «Si dichiara di voler combattere la precarietà del lavoro, ma quella è stata figlia degli anni di crisi, e non causata da una normativa troppo generosa in termini di flessibilità che oggi si vorrebbe cancellare. Oggi l'economia si è ripresa, e affrontare in questo modo la presunta precarietà con la memoria del passato significa illudersi, ancora una volta, che sia un provvedimento di legge a creare il lavoro. Non è mai stato così, non è così e non lo sarà. Il lavoro lo creano un'economia in crescita e le imprese. Purtroppo, le rigidità che questo decreto legge introduce avranno solo l'effetto di far perdere le occasioni di lavoro che un'economia in lenta ripresa sta creando». Tanto che qualcuno, come la general manager di Galdi, ha parlato espressamente di nostalgia verso il vecchio governo a guida Pd: «Prima avevamo gli strumenti per fronteggiare i nostri competitor». (Andrea De Polo)

LA TRIBUNA DI TREVISO - Mercoledì, 25 luglio 2018