Lavoro. Le imprese tagliano il 21% dei precari «Siamo costrette dal decreto dignità»

Indagine Assindustria: su 307 società a rischio tremila posti. I titolari: «Non possiamo rinnovare i contratti con le causali»

 

PADOVA - Migliaia di precari padovani e trevigiani hanno già perso il posto: le imprese hanno comunicato ad Assindustria Venetocentro che di sicuro non rinnoveranno il 21,8 per cento dei loro dipendenti a termine (e il 29 per cento di quelli in somministrazione dalle agenzie). Ma il numero rischia di essere molto più alto, visto che sono circa sette su dieci i contratti in scadenza definiti "a rischio". Il motivo? Il decreto dignità, che con la reintroduzione delle causali - considerate una porta spalancata verso i contenziosi legali - spaventa il campione di 307 aziende interpellate da un'indagine di Unindustria Venetocentro. Incubo causali. Che il decreto dignità fosse inviso a chi di mestiere assume e rinnova contratti era parso chiaro lo scorso 24 luglio, nel corso della doppia assemblea che Assindustria aveva organizzato a Treviso e Padova per spiegare agli imprenditori le novità normative. Era andata in scena una vera e propria rivolta: al giuslavorista Arturo Maresca, ordinario della Sapienza di Roma chiamato per spiegare i nuovi contratti, le imprese avevano detto esplicitamente che non se la sarebbero sentita di rinnovare i contratti a termine. Il motivo è legato soprattutto alla reintroduzione delle causali, obbligatorie dal primo rinnovo e per i contratti più lunghi dei 12 mesi: espongono il datore al rischio di vertenze legali. Migliaia a casa. Per confermare quelle impressioni Assindustria ha quindi realizzato un'indagine, condotta dal 25 al 30 luglio, su un campione di 307 imprenditori che danno lavoro a 31.349 addetti. Le risposte al questionario hanno svelato che il 21,8 per cento dei lavoratori a termine "certamente" non sarà rinnovato (e il 29 per cento di quelli assunti tramite agenzia). Ma quelli che "forse" non saranno rinnovati sono addirittura il 63,7 per cento, percentuale che sale al 70,6 se si parla di addetti in somministrazione interinale. Pensando ai professionisti in carne e ossa, significa che resteranno a casa, nei prossimi mesi, 1.128 persone nelle 307 aziende intervistate, che saranno sostituite da altri contratti a termine. A forte rischio, invece, sono ben 2.996. Una media di dieci persone per azienda. «Lavoratori penalizzati». Numeri che confermano le sensazioni riferite dagli imprenditori: «Il decreto - recita la nota di Assindustria - danneggia anche e soprattutto i lavoratori, non solo le aziende». Il presidente di Assindustria Venetocentro, Massimo Finco, all'incontro con gli imprenditori dal palco si era scagliato contro il ministro del Lavoro, Luigi Di Maio. «Questo provvedimento danneggia anche le persone» ha ribadito ieri, «e specialmente i giovani, che dichiara di voler tutelare. Pregiudica la competitività delle imprese in una fase di rallentamento». Sulla stessa linea il presidente vicario, Maria Cristina Piovesana: «Queste misure non ridurranno la precarietà. Anzi, con l'inasprimento delle sanzioni in caso di licenziamento, vi è il rischio oggettivo di giungere a risultati opposti rispetto agli obiettivi dichiarati». Da qui l'ennesimo appello a parlamento e governo per una modifica radicale del decreto. (Andrea De Polo)

IL MATTINO DI PADOVA - Giovedì, 02 agosto 2018