La crisi. Pasta Zara, lavoratori contro i tagli allo stipendio

VENEZIA - Niente tagli allo stipendio e turni più serrati senza un concreto e compiuto piano di rilancio. L'assemblea dei circa 170 lavoratori dello stabilimento di Pasta Zara di Riese Pio X ha bocciato all'unanimità la richiesta del gruppo trevigiano in concordato della sospensione per cinque anni delle 14esima mensilità e dei premi di risultato, ma anche l'avvio del ciclo continuo di lavoro a Riese come a Muggia. Anche in provincia di Trieste i lavoratori sarebbero contro le proposte dell'azienda. «I lavoratori sono stati chiari, chiedono all'azienda e alla famiglia Bragagnolo di fare un passo avanti, di prendersi precisi impegni per il rilancio - spiega Sara Pasqualin, segretario Flai Cgil di Treviso - non accettano sacrifici a scatola chiusa». Anche Veneto Sviluppo, finanziaria al 51% della Regione Veneto, pronta a fare la sua parte con investimenti diretti per ora rimane alla finestra mentre commissari e famiglia Bragagnolo studiano le manifestazioni d'interesse per Pasta Zara che sarebbero già arrivate, si parla di un paio di fondi d'investimento e di altrettanti gruppi industriali, che però avrebbero indicato come necessario un cambio della guardia a livello di proprietà. GRANDE ESPOSIZIONE. La posizione dei lavoratori (circa 450 addetti in totale) sarà ufficialmente comunicata all'azienda, assieme agli esiti delle assemblee nelle sedi di Rovato (Brescia) e Muggia (Trieste), in un nuovo incontro fra sindacati e amministratori, previsto per il 10 settembre a Treviso. Le proposte avanzate venerdì scorso dall'azienda relative al piano industriale da presentare al Tribunale di Treviso nel contesto del concordato preventivo in bianco in scadenza il prossimo 8 ottobre non hanno però proprio convinto. Pasta Zara ha un'esposizione molto consistente con le banche, si parla di 240 milioni in totale su un fatturato poca sopra i 200 milioni (quest'anno però si lavora a pieno ritmo), con la Sga che ha ereditato di crediti incagliati di Popolare Vicenza e Veneto Banca come società più esposta (70 milioni). Ma i guai finanziari sarebbero saliti anche al piano alto della holding di controllo, che avrebbe una parte del capitale sociale in pegno a Bank of China come garanzia di un finanziamento milionario. (Maurizio Crema)

IL GAZZETTINO - Martedì, 04 settembre 2018