La crisi. «Così salveremo Pasta Zara»

Il pastificio ha chiesto il concordato. Zaia: «La Regione è a disposizione». Fedriga è pronto a incontrare il presidente di Fiulia per un aumento del capitale

 

TREVISO - Nel quartiere generale di Pasta Zara attendono la decisione del Tribunale sulla richiesta di ammissione al concordato preventivo in continuità presentata dall'azienda del settore alimentare. Il gruppo trevigiano, guidato dalla famiglia Bragagnolo, è alle prese con una grave crisi finanziaria: la punta dell'iceberg è l'impossibilità di pagare il bond da 5 milioni di euro di valore nominale, emesso dalla società nel 2015 per finanziare nuovi investimenti e in scadenza lo scorso 31 marzo. L'ESPOSIZIONE. La vicenda, però, si inserirebbe in un'esposizione debitoria verso le banche di ben più ampia portata, aggravata dal crollo delle ex popolari venete, oltre ad un rosso di 25,7 milioni di euro nel 2017. Le possibili strade passano necessariamente attraverso una ristrutturazione del debito e nella ricerca di nuova liquidità, forse anche attraverso l'ingresso di nuovi soci. 500 DIPENDENTI. Per salvaguardare il futuro dell'industria e, soprattutto, dei circa 500 dipendenti complessivi del gruppo (150 circa nella Marca), si muove anche la politica. Massimiliano Fedriga, neogovernatore del Friuli Venezia Giulia (Pasta Zara oltre alla sede centrale di Riese Pio X ha stabilimenti anche a Muggia, in provincia di Trieste e a Rovato, nel bresciano) ha garantito «il massimo impegno della Regione per comprendere le ragioni della crisi finanziaria dell'azienda ed individuare le possibili soluzioni». LA MOBILITAZIONE. Sulla questione è già pronto un dossier, predisposto dalla direzione centrale Attività produttive e Fedriga ha annunciato che, a breve incontrerà, il presidente di Friulia, Pietro del Fabbro: la finanziaria regionale, già nel capitale del pastificio, potrebbe sottoscrivere un aumento di capitale. Anche sul fronte Veneto, Luca Zaia assicura particolare attenzione alla vicenda: «Io tifo perchè si risolva il problema. Concordato in continuità non vuol dire chiudere l'azienda. La Regione è a disposizione per quello che può fare». INCONTRO URGENTE. I sindacati hanno chiesto un incontro urgente con la proprietà: «La situazione è simile per tutti e tre gli stabilimenti - conferma Sara Pasqualin, segretaria provinciale della Flai Cgil - La nostra preoccupazione è innanzitutto per i molti lavoratori con mutui o famiglie monoreddito che, con il concordato non riceverebbero, lo stipendio di aprile. Il lavoro non manca, l'azienda ha ordini ed è competitiva, d'altra parte occorre un tavolo per confrontarsi su un piano di rientro, perché il debito è molto elevato». (Mattia Zanardo)

IL GAZZETTINO - Martedì, 08 maggio 2018