La crisi dell’azienda trevigiana. Pasta Zara, ci sono 4 pretendenti Ma i sindacati: «Troppo pesanti i sacrifici richiesti dal piano»

RIESE PIO X - Pasta Zara, una soluzione si avvicina ma c’è un collo di bottiglia da superare e molto dipende dalla trattativa sindacale in corso. Questo, in sostanza, emerge dall’incontro di ieri fra i vertici dell’azienda e le organizzazioni dei lavoratori, a meno di 40 giorni dal termine concesso dal Tribunale di Treviso per presentare un piano industriale e risposte soddisfacenti per i creditori. In pratica, per evitare il fallimento.

I negoziati con gli investitori, hanno riferito ieri i responsabili di Pasta Zara, si svolgono su quattro distinti tavoli: i potenziali pretendenti sono due di natura industriale e due puri partner di capitali. Una scelta sarà fatta a breve e così dovrebbe avere risposta il vulnus della massiccia esposizione debitoria del gruppo, che ammonta a 241 milioni, di cui 178 verso più banche, compresi 73 milioni delle ex Popolari, diventati quindi crediti problematici della Sga. Manca però la risposta dei dipendenti alla prospettiva di un periodo di 5 anni di sacrifici, cioè la durata del piano industriale, in cui dovrebbero rinunciare alla 14esima mensilità e ai premi di risultato. E anche agli straordinari previsti per il lavoro nei fine settimana, dato che, di fronte all’obiettivo di far salire la produzione del gruppo da 280 a 400 mila tonnellate di pasta l’anno, anche a Riese dovrebbe entrare a regime il ciclo continuo. Produrre ventiquattr’ore al giorno per tutta la settimana, dunque, diventerebbe la normalità. «Per noi sono richieste troppo pesanti – è la replica di Michele Gervasutti, segretario provinciale della Uila Uil di Treviso – e non sarà possibile accoglierle. Un minimo di mediazione ci potrà essere ma capiremo dall’assemblea in fabbrica, lunedì, fino a che punto si potrà arrivare». Un sì o un no definitivi arriveranno il 10 settembre, in un ultimo incontro con la proprietà. Senza accordo sul lavoro, è chiaro, Pasta Zara non potrà arrivare alla scadenza dell’8 ottobre con una soluzione solida. (Gianni Favero)

CORRIERE DEL VENETO - Sabato, 01 settembre 2018