La Cgil ha presentato i dati del Centro dell´impiego. È in calo la mobilità: -10% rispetto al 2012

I lavoratori dell´Ovest che hanno perso il lavoro sono 590 contro i 662 del 2011 Ma è in aumento la cassa

 

Calano i licenziamenti, aumentano le ore di cassa integrazione.

È questa la fotografia dell´Ovest Vicentino secondo i dati forniti dal Centro dell´impiego di Arzignano alla Cgil.

Nel 2012 sono stati 590 i lavoratori, residenti sul territorio, che hanno perso il lavoro; un trend in diminuzione se si paragona all´anno precedente quando si sono registrati 662 licenziamenti mentre nel 2010 e 2009 le mobilità sono state rispettivamente 701 e 960. «Ma non si può assolutamente parlare di una ripresa - puntualizza Morgan Prebianca, responsabile per il sindacato della Camera del lavoro castellana -. perché la crisi morde ancora.

Lo confermano le ore di cassa integrazione in aumento riferibili a tutta la Provincia, dove si registra un più 6%.». Prebianca evidenzia un altro dato: «Nel 2012 sono stati 366 i lavoratori licenziati, con residenza in zona che non hanno trovato un altro posto di lavoro».

A risentire della congiuntura nell´Ovest sono le aziende più piccole ma il settore più colpito in assoluto è quello edilizio. «Nell´area compresa fra Arzignano, Montecchio e la Valchiampo le aziende che lottano per andare avanti sono centinaia - prosegue Massimo Esposito di Fillea-Cgil - il mercato è immobile. Se fino al 2008 il 90% delle imprese lavorava e solo il 10% ricorreva agli ammortizzatori sociali ora è esattamente il contrario. A livello provinciale si parla di un meno 23 per cento di occupazione».

Grave la situazione anche della manodopera straniera: «Il 20 per cento dei migranti è costretto a far ritorno nella propria patria - prosegue Esposito -. Ma più in generale ci sono casi di lavoratori che non vengono pagati da mesi.

Tale situazione va inevitabilmente ad abbattersi non solo sulla vita ma addirittura sulla sopravvivenza di intere famiglie».

Anche i settori della chimica, del tessile e delle manifatture sono colpiti in modo grave dalla crisi. «Un esempio di aziende che chiude è la Castelli di Brendola - osserva Verena Reccardini di Filctem-Cgil -, lasciando a casa 30 dipendenti. È recente l´apertura della mobilità anche per i 18 impiegati alla Bisazza mentre alla Filivivi di Alte Ceccato è stato applicato il contratto di solidarietà per 80 lavoratori». A.F.

IL GIORNALE DI VICENZA - Martedì, 19 marzo 2013