LECH WALESA, PREMIO NOBEL. Lo sciopero è superato Uno strumento da età della pietra

LECH WALESA, PREMIO NOBEL. Lo sciopero è superato Uno strumento da età della pietra
Avrei dovuto incontrare Obama, il presidente degli Stati Uniti, in Polonia. Ma ho scelto di venire qui. Avrei potuto esserci perché mi avevano messo a disposizione un aereo di Stato. Ma nella proposta di incontrarmi con Obama non c'era nulla da affrontare, da risolvere, ma solo una bella foto da scattare. Io ho già tante belle foto. Ho preferito questo incontro di lavoro qui a Vicenza, non ho voluto interrompere quello che vi avevo promesso. Certo, ce l'avranno con me, ma io sono abituato ad espormi». A parlare è Lech Walesa, premio Nobel per la pace, fondatore di Solidarnosc e presidente della Polonia dal '90 al '95. Parla dai microfoni della sala Giunta di palazzo Trissino, ospite del sindaco di Vicenza, Achille Variati, pochi minuti prima della cerimonia di consegna della cittadinanza onoraria decisa ben 29 anni fa dal Consiglio comunale.
Presidente, allora non potè ricevere il riconoscimento.
Sì, quando Vicenza mi sostenne con questo riconoscimento, ero internato e in Polonia avevamo 200 mila soldati sovietici e nei paesi intorno oltre un milione con arsenali di armi nucleari. Chi ha cambiato questa situazione? Io o voi? Voi, accordandomi questa onorificenza perché avete fatto arrabbiare "l'orso russo". E tutti insieme siamo riusciti a liberare dal comunismo l'Europa, abbiamo unito le due Germanie e abbiamo chiuso un'epoca di guerre. Io ho speso la mia vita per combattere il comunismo sovietico. Ogni mezzo era lecito, compreso il Nobel. Questa battaglia mi manca e quando posso combatto ancora. Vado a Cuba, Cina, Venezuela. Scrivo libri. Però ora tutto questo non mi darà un altro premio Nobel.
Quando nell'83 le conferirono il Nobel non potè riceverlo. Allora, se l'immaginava così come è oggi la sua Polonia?
No e sono felice dei grandi risultati. Io sono a favore di questa nuova Polonia ed Europa, ma mentre analizzo a ritroso il percorso, noto quante cose sono state fatte male o non fatte e mi arrabbio. Quindi sono a favore, ma anche contro.
Oggi c'è crisi e ci sono dei Paesi che rischiano di uscire dall'Europa.
Il problema è che siamo in una nuova epoca, ma ragioniamo coi termini vecchi. La domanda è: su quali cambiamenti fondiamo questa nuova Europa? Si propone come unico principio le libertà, da quella economica all'economia. I valori di spirito sono rilegati alla sfera personale. Ma così prima o poi la furbizia, il populismo, i demagogi impediranno di costruire una vera Europa libera. Servono valori. Ogni nazione ha i propri e manca ancora qualcuno in grado di conciliarli. Siamo in notevole ritardo e i media ne sono in parte responsabili perché avrebbero dovuto porre questo dibattito e accelerare.
Qual è la sua ricetta?
Utilizzare tutto quello che abbiamo ricevuto da Dio per il bene comune, ma non nella vecchia concezione per cui tra Stati c'è una gara e bisogna primeggiare, quasi una sorta di corsa dei ratti. Serve focalizzarsi sulle persone medie, cioè le persone che non hanno avuto grandi fortune, e quelle che hanno avuto oggettive difficoltà, cercando di trovare per loro l'occupazione perché il lavoro ce ne è per tutti. E la base della nuova epoca è il lavoro. La tecnologia ci può essere d'aiuto.
E allora come diventerà l'Europa?
L'Europa del futuro è quella che troverà un codice comune di comportamento, una sorta di codice della strada che oggi ci permettedi viaggiare sulle nostre strada che funziona perché sono state decise leggi che obbligano tutti e che sono a tutti comprensibili. Il codice comune di comportamento dovrà valere per la scienza, le tasse e tutti gli altri argomenti.
Un esempio?
Prendiamo i SindacatI e lo sciopero. Oggi non ha più senso scioperare e presto dovrà cambiare il nostro modo di dialogare. I negoziati si svolgeranno davanti ad un tavolo con tre lati dove saranno seduti i SindacatI, i proprietari di mezzi di produzione e lo Stato. Basterà scegliere un pc, ciascun componente poi inserirà nel pc un cd rom con dentro le proprie richieste. Al computer si indicherà di fornire un numero di ipotesi di soluzioni. E poi basterà scegliere quando ritrovarsi per scegliere tra queste ipotesi razionali, senza bisogno di forzature o di emozioni. Quando non c'era libertà di aggregazione e di pensiero, lo sciopero come argomento aveva la forza di una pietra. Oggi viviamo nell'epoca dell'intelletto e della globalizzazione. È una vergogna usare ancora gli scioperi: non è nè logico nè saggio. Ma per arrivare a questo ci vorrà ancora un po' di tempo.

IL GIORNALE DI VICENZA - Domenica, 29 maggio 2011