LA MANIFESTAZIONE. Ieri in piazza Castello i dipendenti di tutte le sedi del gruppo cartario. Burgo, cinquecento in piazza

«Serve trattativa nazionale» Il sindacato chiede di incontrare l´azienda e capire il “piano tagli”

 

Slogan, bandiere e volti tesi, ma anche volontà di non gettare la spugna davanti ai peggiori presagi. Alzano la voce le maestranze del gruppo cartario Burgo, radunatosi ieri mattina in città nel loro primo sciopero nazionale promosso da Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil, Ugl e Rsu.

Il corteo, poco meno di 500 persone accorse da tutti gli stabilimenti del gruppo sparsi per il Paese, si è formato all´altezza del Caffè Moresco in viale Roma per approdare in piazza Castello. Tra operai e sindacalisti anche il senatore Giorgio Santini e il consigliere regionale Stefano Fracasso, entrambi del Pd.

Portavoce dell´inquietudine dei dipendenti di una realtà industriale che di addetti ne conta 4800 suddivisi in 11 stabilimenti, di cui tre vicentini (Lugo, Sarego e Chiampo, 850 operai in totale) è Riccardo Camporese di Fistel Cisl. «A fronte di un indebitamento che supera i 900 milioni di euro – dice - la dirigenza non solo non ha ancora elaborato un piano industriale, ma rifiuta anche di intavolare un confronto serio con i sindacati sotto la regia del ministero dello Sviluppo economico». Insomma, continua il sindacalista: «Non si supera la crisi tagliando i posti di lavoro, come peraltro l´azienda ha già fatto. Piuttosto bisogna prevedere nuove agevolazioni sul costo del lavoro».

«Si tratta di una vicenda complessa che unisce fattori strutturali e crisi del settore – commenta il senatore Santini -. Se da una parte è fondamentale la creazione di un tavolo nazionale di confronto tra azienda e lavoratori, dall´altra è necessario ricercare una soluzione sul fronte dell´energia. Le industrie come Burgo, infatti, consumano una quantità immane di energia che influisce sulla loro competitività. All´estero, per esempio, la spesa per l´energia è inferiore rispetto a quella italiana del 30%». Fracasso annuisce e aggiunge: «Sono state ridotte le accise regionali, ma evidentemente non è sufficiente».

Unanime il commento delle segreterie generali beriche di Cgil, Cisl e Uil: «La politica e il Governo devono creare le condizioni per far ripartire l´industria manifatturiera. Il gruppo Burgo è una realtà importante che non può essere liquidata». Sullo sfondo, azzarda Gianluca Carrega della segreteria nazionale Slc Cgil, «la paura che ancora una volta si preferisca una soluzione finanziaria a quella industriale. Ovvero che l´intero gruppo sia venduto magari alla concorrenza estera, diviso in tanti comparti, e rivenduto».

Della stessa opinione anche Roberto De Francesco e Ketty Marra, rispettivamente segretario nazionale e vicentino di Uilcom. «La cosa peggiore è che finora la dirigenza aziendale non ha voluto né incontrarci né ascoltare le nostre ragioni. Si è limitata a chiudere alcuni stabilimenti».

«Viviamo in un clima d´ansia», spiega Fiorindo Carollo, da 26 anni operaio nello stabilimento di Lugo. «Nessuno ci dice nulla. Siamo qui per farci conoscere anche da chi di questa storia la ignora. Alla fine siamo tutti sulla stessa barca».

Federico Murzio

IL GIORNALE DI VICENZA - Sabato, 29 novembre 2014