L’azienda non dà segni di crisi ma annuncia 54 licenziamenti. Oggi un’ora di sciopero alla Salvagnini. I sindacati: «È intollerabile»

VICENZA Cinquantaquattro licenziamenti alla Salvagnini Italia. Il colosso metalmeccanico di Sarego (circa 700 addetti) ha comunicato la decisione nei giorni scorsi. «Non siamo in crisi, sono tutte figure indirette non legate alla produzione – precisano dall’azienda – si tratta di un efficientamento necessario, faremo outsorcing». Ma i sindacati non ci stanno: Cgil, Cisl e Uil hanno indetto lo stato di agitazione e un primo sciopero di un’ora, oggi alle 14, davanti allo stabilimento.

Nel piccolo comune dell’Ovest Vicentino la Salvagnini ha lo stabilimento principale, con 44mila metri quadrati di sede operativa e 2000 di showroom. La società - oggi un gruppo articolato su quattro stabilimenti in più continenti – da 50 anni produce con successo macchine utensili e in generale automazioni per la lavorazione della lamiera: pannellatrici automatiche, sistemi integrati di punzonatura-cesoiatura, linee complete per la produzione di pannelli, sistemi di taglio laser, celle di piegatura robotizzata e magazzini automatici. La comunicazione della messa in mobilità di 54 addetti è arrivata ai sindacati lo scorso 7 novembre. «Per loro non è una sorpresa, il tavolo è aperto da tempo – avverte Michele Taraschi, a capo del settore Risorse Umane di Salvagnini - L’azienda è a pieno carico e con un andamento positivo, ma c’è un po’ di erosione nel risultato operativo. Dobbiamo migliorare i processi indiretti». Dalla Spa precisano che la riorganizzazione interna si limiterà ad alcuni settori della parte impiegatizia: sistemi informativi, risorse umane, verniciatura, organizzazione di viaggi. «Non verranno toccate progettazione e produzione, il punto è raggiungere un efficientamento attraverso l’outsorcing di attività che non sono il core business . Inoltre, dei lavoratori che usciranno una ventina sono prossimi alla pensione. Non intendiamo aprire la cassa integrazione straordinaria come vorrebbero i sindacati, perché non ci sono nemmeno gli elementi: non siamo in crisi». Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm hanno risposto con lo sciopero e lo stato di agitazione. «Condivido la necessità di Salvagnini Italia di riguadagnare i margini, facciamo allora un passo in avanti – osserva Raffaele Consiglio, segretario provinciale della Fim - ci sono due modi di aumentare il margine fra costi e ricavi, e uno è incrementare gli incassi. Cerchiamo altre strade, il sindacato è disponibile a ragionare. Noi crediamo che la Salvagnini abbia tutte le possibilità di arrivare a questo obiettivo con investimenti e miglioramenti del prodotto: 54 mobilità, in un momento sociale difficile come questo, vanno ritirate: non si parla di gente che ha ammortizzatori sociali, qui restano senza niente». Duro anche Morgan Prebianca, della Fiom: «Questa è una ditta che ha lavoro. Vuol fare più utile tagliando le spese, e considera i lavoratori come costi e non persone. Per noi è inaccettabile. Dietro ognuno di loro c’è una famiglia, metteremo in campo ogni iniziativa per difenderli».

Intanto, a Vicenza stamattina manifesteranno i precari della giustizia: lavoratori del tribunale, dei giudici di pace e della procura. La manifestazione, indetta dalla Fp Cgil, si svolgerà davanti al nuovo tribunale, alle 9, e a Santa Corona, alle 11.30.

CORRIERE DEL VENETO - Mercoledì, 19 novembre 2014