L´azienda che produce macchine per la lavorazione delle lamiere annuncia un piano di riduzione dell´organico. Salvagnini, previsti 54 esuberi

I sindacati hanno indetto per oggi un´ora di sciopero, quindi ci sarà il primo incontro tra le parti Cruciali i prossimi 45 giorni

Sono 54 gli esuberi previsti alla Salvagnini Italia di Sarego nella procedura di mobilità aperta dall´azienda, leader mondiale nella produzione di macchinari e programmi per la lavorazione delle lamiere, che negli stabilimenti seraticensi occupa 665 lavoratori.

I dipendenti con le rappresentanze sindacali hanno programmato un´ora di astensione dal lavoro per oggi dalle 14 alle 15. La società presieduta da Francesco Scarpari ha chiuso il bilancio al 30 aprile 2013, ultimo depositato, con un fatturato di 202 milioni (- 4,3% sul 2012) e un utile di 8,4 milioni (+23% sul 2012). Ma i numeri di quest´anno sono peggiorati, nonostante la gestione finanziaria dell´anno scorso fosse in salute con un saldo positivo di 5,4 milioni, di qui la decisione di ricorrere agli ammortizzatori sociali. È invece peggiorata la posizione finanziaria netta.

A seguire ci sarà il primo incontro tra i sindacati unitari e l´azienda, che vedrà sedersi da una parte del tavolo Raffaele Consiglio di Fim Cisl, Morgan Prebianca di Fiom Cgil e Carlo Biasin di Uilm Uil con le rispettive Rsu, e dall´altra il direttore delle risorse umane di Salvagnini Italia Michele Taraschi e i rappresentanti di Confindustria Vicenza.

L´apertura della procedura di mobilità è stata comunicata nei giorni scorso dall´azienda, che ha reso noto di aver appunto individuato 54 dipendenti in esubero.

Non è ancora dato sapere a partire da che data partirà concretamente il piano di riduzione dell´organico nella sede di Sarego. A seguito di questa decisione si sono svolte le assemblee sindacali che hanno portato alla proclamazione dello stato di agitazione con la scelta, già messa in atto a partire da giovedì scorso, del blocco del lavoro straordinario e di un´ora di astensione dal lavoro. Gli scioperi, secondo quanto proclamato dai sindacalisti, potrebbero continuare a seconda dell´andamento delle trattative, anche nella forma a singhiozzo e senza preavviso.

«È inaccettabile pensare di rilanciare l´azienda con il solo taglio dei costi, che si traduce unicamente in riduzioni del personale - afferma il segretario provinciale di Fim Cisl, Raffaele Consiglio - Quelli che si prospettano per i lavoratori non sono scivoli per il prepensionamento, ma l´anticamera del licenziamento e della disoccupazione. Ciò è ancora più inaccettabile sapendo che l´azienda non si trova affatto in stato di crisi, ma ha soltanto ridotto alcuni margini di profitto. Riteniamo quindi che la sfida della competitività si vinca non tagliando i dipendenti ma migliorando e aumentando il valore della produzione».

«Nei primi anni Duemila - aggiunge il sindacalista - la stessa azienda era vicina all´insolvenza e seguendo la strada del miglioramento dei prodotti ha saputo tirarsi su e venirne fuori in ben altro modo». Tanto che tra il 2010/2011 e il 2011/2012 il fatturato era cresciuto da 158 milioni a 215 milioni di euro, con una forte espansione del mercato estero, che in questi anni ha conosciuto un unico tracollo in Sud America, dimunito del 47% nel 2013.

La trattativa tra l´azienda e le organizzazioni sindacali prevede che entro i prossimi 45 giorni, che saranno perciò decisivi, si possa siglare un accordo. In caso di rottura delle trattative, la Salvagnini potrebbe ugualmente andare avanti per la propria strada e dare attuazione al piano degli esuberi già per l´inizio del prossimo anno.

IL GIORNALE DI VICENZA - Mercoledì, 19 novembre 2014