«Ius soli ai figli di stranieri nati in Italia»

MESTRE Sono nati e cresciuti in Italia, parlano in italiano e qualche volta anche in dialetto e la loro presenza nella scuole della nostra regione è sempre più massiccia. Eppure, non sono cittadini del nostro Paese. In Veneto dal 2002 al 2012 sono nati oltre 90mila bambini da genitori stranieri, e lo scorso anno ogni 100 nascituri, 22 erano figli di immigrati. Di fronte a questo trend, è ancora possibile basarsi su una anacronistica normativa del 1992 relativa all’acquisizione della cittadinanza italiana, che di fatto discrimina i ragazzi stranieri nati nel nostro Paese? A porre la questione ha pensato ieri la Cisl regionale, durante un convegno a Mestre in cui s’è discusso in particolare di jus soli, ovvero il diritto del suolo, l’acquisizione della cittadinanza come conseguenza di essere nati nel territorio dello Stato, qualunque sia la nazionalità dei genitori. «Fra vent’anni in Veneto una persona su tre in età da lavoro sarà straniera – ricorda il segretario generale della Cisl regionale, Franca Porto – è anacronistico continuare a marcare la separazione fra cittadini e immigrati». A supporto della tesi sostenuta dal sindacato, ancora i numeri. Nell’anno 2011 le scuole venete ospitavano oltre 92mila alunni stranieri, di cui 47mila e 500 nati in Italia. Nella scuola dell’infanzia la proporzione è emblematica. Su 19mila e 800 iscritti stranieri, 17mila e 300 sono stati partoriti nel nostro Paese. «L’immigrazione è un processo e non una emergenza – sottolineaLino Gottardello, segretario della Cisl di Venezia – e deve essere affrontata come tale. Il diritto di cittadinanza è fondamentale». Per don Dino Pistolato, direttore della Caritas di Venezia, «agli immigrati dovrebbe essere data la doppia cittadinanza, quella italiana e quella del Paese d’origine». (g.cod.)

LA NUOVA VENEZIA - Domenica, 24 novembre 2013