«Io esodata a 52 anni In pensione nel 2029». Portogruaro. La testimonianza di un’ex operaia con 36 anni di contributi Furlan (Fiom): «Purtroppo...

PORTOGRUARO Sedotta e abbandonata ovvero esodata. Capita a Maria, 52 anni, ex operaia di un’azienda di Fossalta, ma Maria non è l’unica. Fino a poco tempo fa, in cuor suo, sperava di riuscire ad andare in pensione l’anno prossimo, con i tre anni mobilità uniti ai 36 anni di contributi. Per essere più tranquilla era andata all'Inps per avere conferma dei suoi conteggi. E qui si è sentita mancare. Non solo con i tre anni non avrebbe raggiunto la contribuzione prevista, in quanto nel frattempo era stata aumentata dal governo Monti. Ma ha scoperto che dovrà lavorare fino al 2019 e uscire dal mondo lavorativo con una penalizzazione del 5,66% per l'età, nonostante i contributi. Infatti nel 2019 sarà ancora troppo giovane (58 anni invece dei 62 e 3 mesi) per andare in pensione. Oppure, nella disperata rincorsa verso l’età necessaria per andare in pensione, al di là degli anni di contributi versati, arrivare fino al 2029, quando avrà 68 anni di cui 51 di lavoro. E a quel punto la pensione sarà basata sulla contribuzione versata e non sulla retribuzione percepita. Comprensibile la sua disperazione. «Tra qualche mese termino la mobilità, cosa farò per tutti questi anni che ancora mi mancano per raggiungere la pensione?» si è chiesta Maria. Dovrà cercarsi un altro lavoro, ma alla sua età sarà più facile trovare il famoso ago nel pagliaio. «Mi hanno parlato di pensione volontaria complementare» continua Maria «ma come la pago se non ho nemmeno il lavoro per quella normale?». «Purtroppo in questa situazione, nella nostra zona, ci sono molte persone che hanno accettato la proposta peraltro avallata dagli stessi imprenditori e che ora si trovano spiazzate» tuona Fabio Furlan, segretario provinciale della Fiom-Cgil «avevano fatto i conti che con tre anni di mobilità avrebbero raggiunto l'età pensionabile. Invece non è stato così perchè sono stati traditi dalla riforma Fornero che ha aumentato l'età, messo sullo stesso piano tutti i lavori sia di concetto che usuranti, e fatto trovare molti senza stipendio e senza pensione, abbandonati in balia di una crisi che sta facendo disastri. Per questo mi auguro che sarà il lavoro il primo impegno del futuro governo. Siamo ormai al punto di non ritorno quando, altro caso concreto, in una famiglia l'unica entrata è del nonno che a 67 anni forse riuscirà quest'anno ad andare in pensione e si trova in casa con figli sposati, cassintegrato uno e disoccupato l'altro, la situazione è tesa come la corda di un violino. In Francia una donna sposata con due figli si gode la sua pensione mentre da noi, con tutto il nostro buonismo, muore di fame». Gian Piero del Gallo

LA NUOVA VENEZIA - Martedì, 19 marzo 2013