Industriali e lavoro. «Decreto dignità in centinaia a rischio»

Molti imprenditori si riuniscono per esaminare la nuova norma del governo. Bottacin (Stiga): «Così il prossimo autunno non assumeremo 150 stagionali»

 

TREVISO - Da 150 a quasi una decina di media all'anno. I numeri dei lavoratori assunti con contratti a termine variano, naturalmente, da azienda ad azienda. Il risultato, tuttavia, non cambia: gran parte di questi sono a rischio a causa delle nuove norme in materia introdotte dal cosiddetto Decreto Dignità. Per gli industriali di Assindustria Venetocentro, l'associazione nata dalla fusione delle Confindustrie di Treviso e Padova, che alle novità e ai vincoli previsti dal provvedimento governativo, hanno dedicato ieri una giornata di studi, suddivisa tra le due province, l'effetto della nuova disciplina è purtroppo inevitabile: si mettono in pericolo diverse centinaia di posti di lavoro anche nella Marca. «Anzi, in questo senso la stima di ottomila posti persi al mese in Italia, contenuta nella tanto criticata relazione tecnica dell'Inps, secondo me, è persino prudente per difetto: saranno ben di più», sottolinea Massimo Bottacin, responsabile delle risorse umane della Stiga di Castelfranco (la ex Castelgarden e Ggp), industria tra i maggiori produttori di trattori tagliaerba e apparecchi per giardinaggio. TEMPO DETERMINATO. «La nostra attività produttiva è caratterizzata da una forte stagionalità - spiega il manager - perché i rasaerba si vendono in primavera e, dunque, si producono in inverno, in base agli ordini ricevuti. La necessaria flessibilità non può prescindere dall'applicazione del contratto a termine, come in questi anni abbiamo fatto in pieno accordo con i sindacati». L'azienda ha cercato di prevenire il problema, stabilizzando con contratti a tempo indeterminato di part-time verticale quanti più lavoratori possibili: ad oggi sono circa 180 gli operai assunti con questa formula, più altrettanti a tempo pieno negli stabilimenti di Castelfranco e Resana. Restano però circa 150 stagionali: «Il part time non può far fronte a tutte le nostre necessità produttive. E altre forme idonee, al momento non ci sono - dice Bottacin - La conseguenza? Se il decreto entrerà in vigore così com'è, il prossimo autunno questi 150 lavoratori non li potremo assumere. Peraltro, molti sono stranieri, che magari negli altri mesi tornano in patria, o donne, che in inverno lavorano e in estate preferiscono occuparsi di figli e nipoti quando le scuole sono chiuse E gli effetti deleteri di questo decreto ci rendono molto dubbiosi sulla sostenibilità dei nostri stabilimenti nella Castellana». I VERTICI. Il Decreto Dignità, attaccano i vertici di Assindustria «riporta le lancette della normativa ad un tempo e ad un lavoro che non ci sono più», cancellando le riforme bipartisan degli ultimi anni. L'occupazione, rimarca il presidente Massimo Finco, non si crea per legge: «Invece di combattere la precarietà del lavoro, combattiamo la precarietà dell'economia, di questo sistema paese, dei nostri governi, del digitale che fatica a diffondersi, di un territorio ancora fermo ai campanili. E allora gli imprenditori, avvertendo un sentimento di vicinanza, avranno la forza in più per buttare il cuore oltre l'ostacolo e quindi assumere». Sulla stessa linea Maria Cristina Piovesana, presidente vicaria ed ex numero uno di Unindustria Treviso: «Si dichiara di voler combattere la precarietà del lavoro. Ma quella è stata figlia degli anni di crisi, e non causata da una normativa troppo generosa in termini di flessibilità che oggi si vorrebbe cancellare. Oggi l'economia si è ripresa e affrontare in questo modo la presunta precarietà con la memoria del passato, significa illudersi, ancora una volta, che sia un provvedimento di legge a creare il lavoro. Non è mai stato così, non è così e non lo sarà. Il lavoro lo creano un'economia in crescita e le imprese. Purtroppo, le rigidità che questo decreto legge introduce avranno solo l'effetto di far perdere le occasioni di lavoro che un'economia in lenta ripresa sta creando». L'INIZIATIVA. Per questo Assindustria Venetocentro, a nome delle 3.400 imprese socie con 160mila occupati, sollecita i parlamentari veneti ad apportare correttivi ad un provvedimento ritenuto «profondamente sbagliato e dannoso per l'occupazione, in particolare dei più giovani». (Mattia Zanardo)

IL GAZZETTINO - Mercoledì, 25 luglio 2018