In Veneto 80 mila figli senza diritti. Zaia e Tosi: «Mai cittadinanza agli immigrati nati qui, lo dice la Costituzione. Pronti a batterci». La Leg...

VENEZIA Il «vecchio» ha tirato su un polemicone. Giorgio Napolitano ci consentirà questo tono: vecchio in veneto è un termine affettuoso. Dopo anni che tiene la barra del Paese in mezzo alle baruffe, appena trovato in Monti un sostituto, si è messo in libertà a dire quello che pensa. E cioè che «è un’autentica follia negare la cittadinanza ai bambini nati in Italia da immigrati stranieri». Un attimo dopo parte la canea, trainata dalla Lega che essendo passata all’opposizione salta immediatamente sul vecchio cavallo di battaglia. Ma stavolta è un ronzino. Comincia il presidente Luca Zaia con una gaffe astronomica: «C’è la Costituzione che norma con chiarezza tutta questa partita, per cui penso ci si fermi lì». Non è vero: la Costituzione parla ad ogni piè sospinto di cittadini ma non dice come si acquista la cittadinanza. L’iter è disciplinato da leggi dello Stato. Anche l’ex ministro Roberto Maroni, benché in modo più ovattato, ripete la tesi: «L’idea di dare la cittadinanza a chiunque nasca in Italia è uno stravolgimento dei principi contenuti nella Costituzione». I principi fondamentali sono contenuti nei primi 11 articoli, quello che riguarda gli stranieri è l’articolo 10 che rinvia «alle condizioni stabilite dalla legge». Non dalla Costituzione. E’ imbarazzante ascoltare da uomini delle istituzioni affermazioni di fantasia, su temi di legge che esigono precisione. Su una questione come la cittadinanza, poi. In epoca romana era tutto: civis romanus sum, ti apriva tutte le porte. L’impero britannico scatenava una guerra contro il paese che aveva fatto un torto ad un cittadino inglese. Oggi chi nasce in Inghiltera è inglese. Lo ricorda don Dino Pistolato della Caritas di Venezia: «E’ una bugia, una enorme bugia quella di Maroni e di Zaia. Già riferirsi alla Costituzione da parte di gente che fino a ieri la combatteva è un fatto che si commenta da solo. Forse intendevano la Costituzione della Padania. In Italia non va così, la cittadinanza è regolata da leggi normali dello Stato. Peraltro schizofreniche: la normativa prevede che una coppia di immigrati acquisti la cittadinanza dopo 10 anni che abita in Italia, ma il loro bambino che nasce in Italia deve aspettare il 18° anno per diventare italiano. Abbiamo ottenuto il paradosso di due genitori italiani che hanno un figlio straniero». La Caritas nel rapporto Migrantes 2009 indica ben 72.310 bambini nati da genitori stranieri residenti nel Veneto. Nel 2010 solo a Treviso città e provincia erano 17.000. «Questi bambini vanno nelle nostre scuole – dice don Pizzolato – addirittura la loro presenza consente che restino aperte, altrimenti bisognerebbe chiuderle per calo di iscritti». Preoccupatissimo, ma non certo di chiudere le scuole, il vicesindaco di Treviso Giancarlo Gentilini, immancabile su questi temi: «Io censuro anche il presidente della repubblica. Sono completamente contrario. Come sindaco dove tengo i minori? Finiremmo per avere in Italia migliaia di giovanotti senza genitori, espulsi in quanto autori di qualche reato». Chissà perché non viene in mente a Gentilini che anche un extracomunitario reo confesso di reati ed espulso perché indegno di stare in Italia, potrebbe volere portarsi dietro i figli. Più moderato nei toni ma dello stesso avviso il sindaco di Verona Flavio Tosi: «Non credo che sia questa oggi la priorità del paese. E non penso che sia una preoccupazione per gli stessi immigrati, che hanno ben altri problemi». Campane diverse invece nelle comunità degli immigrati. Abdallah Kezraji, marocchino di Treviso, vicepresidente della Consulta regionale per l’immigrazione: «E’ un atto di inciviltà non dare la cittadinanza italiana agli stranieri nati in Italia. Significa farli sentire diversi dai loro compagni figli di coppie italiane. Frequentano le stesse scuole, parlano perfettamente la lingua, sanno tutto della cultura italiana. Io sono qui da 23 anni e ho due figli nati in Italia, di cittadinanza marocchina. Quando andiamo in Marocco a trovare la famiglia mi chiedono: quando torniamo a casa, papà?». Said Chaibi, 21 anni, figlio di marocchini, nato a Matera, residente a Treviso, italiano da quando ha compiuto 18 anni: «Negli Stati Uniti gli stranieri nati su suolo americano hanno la cittadinanza Usa. Qui i figli di immigrati, pur parlando l’italiano ed essendo di fatto italiani, si sentono diversi. Non possono andare all’estero con la scuola, perché non sono cittadini italiani e quindi europei. Per la cittadinanza devono dimostrare di essere stati sempre residenti in Italia per 18 anni. Se vado per sei mesi in Marocco per motivi familiari posso perdere il diritto». (Ha collaborato Laura Canzian)

LA NUOVA VENEZIA - Mercoledì, 23 novembre 2011