«Il territorio scelta le strategie». Pedavena, la Cgil invita a riflettere nel decennale del salvataggio della birreria

PEDAVENA - La vicenda della birreria Pedavena, nel decennale dell’acquisto dello storico stabilimento da parte della Castello, sia occasione di riflessione attorno a tutto il più ampio tema del futuro dell’industria bellunese. Sono Paolo Casanova Stua della Flai Cgil e il segretario provinciale Cgil Mauro De Carli a proporre la riflessione, con un messaggio di augurio in occasione del decennale dell’acquisto.«Anche la Cgil si unisce alla festa del traguardo raggiunto», sottolineano infatti i due esponenti del sindacato, «dell’occupazione preservata con le lotte e iniziative di anni addietro e del movimento che insieme i lavoratori, le Rsu e la cittadinanza seppero creare per dare futuro alla loro fabbrica». «Alla fine il risultato di questa lotta è stato incredibilmente positivo», è infatti il bilancio tracciato da Casanova Stua e De Carli: «Vendita dello stabilimento alla Castello di Udine, riapertura delle produzioni (pur con un numero ridotto di dipendenti), diritto di commercializzazione del marchio Pedavena alla ditta che produce nel territorio storico di origine. Per la prima volta una lunga e convinta vertenza sindacale aveva tratto grande vantaggio dalla contaminazione con il proprio territorio, mediato a proprio favore nei piani strategici di un gruppo internazionale e rivendicato, ottenendolo, il diritto a sviluppare prodotto nei luoghi dove se ne conservano le competenze, le professionalità e gli investimenti nel corso del tempo». «Il riassunto dei lunghi mesi della trattativa del 2005 e il ricordo dei tanti interlocutori coinvolti», spiegano, «serve ora, sicuramente ad augurare alla Birreria Castello un lungo proseguo di lavoro e una continuità di iniziative produttive e commerciali che mantengano forte negli anni a venire il legame con i lavoratori e cittadini del Pedavenese e Feltrino oltre che per dare valore al lavoro svolto dal sindacato, dalle Rsu e dai lavoratori in quel contesto. Serve anche per sollecitare un dibattito sul come affrontare i nuovi scenari in cui opera ormai un pezzo dell’industria bellunese». «La necessità di allargare i confini del commercio dei propri prodotti», spiegano i sindacalisti Cgil, «la necessità di aggredire i mercati mondiali con operazioni di “fusione” entro gruppi internazionali sono operazioni indispensabili per la maggioranza di tante forti aziende del nostro territorio; ed infatti gran parte di esse ora hanno consistenti partecipazioni di capitale straniero, e possono ora sviluppare iniziative commerciali in tutto il mondo globalizzato. L’importante è che possano rivendicare per il territorio bellunese il diritto a scegliere autonomamente le loro strategie e a mantenere qui la qualità migliore delle loro produzioni».

IL CORRIERE DELLE ALPI - Domenica, 03 luglio 2016