FESTIVAL BIBLICO/1. Centinaia di persone ieri pomeriggio alla presentazione del libro dell'ex presidente della Polonia, scritto per la beatificazion...

Il Nobel Walesa riscalda il cuore della piazza
L'elettricista fondatore di Solidarnosc: «Non sono un santo, ma un peccatore. Ma ho fede e quando cado mi rialzo. Combatto per quello in cui credo»

Un nonno con i baffi bianchi, sorridente, tiene in braccio due bimbi e si fa fotografare. La famigliola ieri a pranzo in un ristorante vicino al santuario di Monte Berico ha avuto una bella sorpresa. Quella di trovarsi vicino di tavolo un premio Nobel della pace che, con la semplicità di un nonno (l'ex presidente della Polonia ha ben otto figli), si è presentato (anche se era stato riconosciuto) e si è lasciato immortalare.
Lech Walesa, in città per il Festival Biblico e cittadino onorario di Vicenza, ha scambiato qualche frase simpatica e poi si è riaccomodato al tavolo perché il pomeriggio che lo attendeva era impegnativo: la presentazione del suo libro ("Sulle ali della libertà: fede e libertà insieme fanno miracoli" scritto con Pierluca Azzarro, Libreria Editrice Vaticana, pg. 168, 14 euro) in piazza dei Signori, intervistato dal giornalista Aldo Maria Valli. Nonostante il sole ancora picchiasse, sono stati tanti i vicentini (hanno sfiorato i 500) che non hanno voluto perdersi l'occasione di vedere da vicino uno degli uomini simbolo della fine del comunismo russo in Polonia (l'altro è Papa Wojtyla). Walesa allora era il leader del sindacato autonomo dei lavoratori Solidarnosc che, dopo aver sconfitto il comunismo, avrebbe potuto guidare la Polonia facendo passare il paese «da un monopolio ad un altro monopolio, cioè l'errore fatto da Stalin e da Lenin - ha sottolineato ieri dal palco della piazza il premio Nobel -. Ma dopo aver sconfitto numericamente il comunismo, ho dovuto sconfiggere me stesso a favore del pluralismo per dare democrazia e per permettere un cambio dell'economia. Allora, il mondo si domandava il perché di questa divisione, ma era l'unico mondo per costruire il capitalismo. Dovevo farlo, altrimenti tutto sarebbe stato inutile. Sono io quello che ha perso più di tutti».
LA SCONFITTA. E continua: «Oggi siamo davanti ad un nuovo capitolo: ci stiamo riunendo, come Europa, ma non in una forma di monopolio a difesa di interessi dei capitalisti, politici e sindacati. Alla fine della sconfitta del comunismo avrei voluto arrotolare le bandiere di Solidarnosc perché non venissero sporcate dalle necessarie divisioni, per riaprile solo in caso di necessità, ma non mi è stato permesso. Solidarnosc oggi è diversa da quella di allora. Ma cosa vuol dire Solidarnosc? Riuscire a sollevare un grande peso insieme ad un amico senza il quale da soli non si riuscirebbe mai. Qui urge riformare la Solidarnosc e non i sindacati perché il loro ruolo oggi è un altro. Vicentini, vi esorto a costruire una nuova Soldairnosc nella misura delle vostre urgenze». Gli applausi non sono mancati per il premio Nobel che ha saputo incantare i vicentini raccontando aneddoti e spaccati della sua importante vita che l'ha portato da elettricista a ricevere un premio Nobel fino alla presidenza della Polonia.
IL PECCATORE. Ma da grande uomo non ha mancato di ammettere, supportato dalle domande di Aldo Maria Valle, che «è stato il destino a scegliere - ha allargato le braccia -: io ero solo nel posto giusto al momento giusto. La mia vita sembra essere scritta da un romanziere? No. Io arrivo da una famiglia povera con tanti fratelli ed educato in semplicità da un piccolo paesino. Ma ho avuto due cose: una vera fede in Dio e un convincimento su quello che stavo facendo. Non sono un santo, ma sono un peccatore. Solo che cado e mi risollevo. Considero con serietà la mia fede e resto fedele a questi principi semplici. Qualcuno maligna e sostiene che ho fatto carriera. Ma io non ho anelato ad una carriera. Io seguito quello che sentivo giusto. E cosa è accaduto? A un elettricista come me sono state conferite lauree honoris».
E continua: «Non so se ricordate Breznev: aveva la giacca piena di medaglie. Io di medaglie ne ho 50 volte di più e non le indosso mai anche perché avrei bisogno di una gru poi per sollevarmi dalla sedia. Tutti quei riconoscimenti sono nel santuario della Madonna nera di Czestochowa perché non mi appartengono, ma sono un bene comune. E se adesso mi lodo un po' è per chiedervi di attenervi, come ho fatto io, ai vostri valori. E sono convinto che riceverete più di me perché venite da una città meravigliosa, siete più ricchi di come ero io, siete più istruiti e avete la tecnologia. Ma dovete voler volere, desiderare il desiderio. Solo così avremo un'Europa meravigliosa».
L'INFERNO. E Walesa mette anche sull'avviso: «E se non si seguono i valori che accade? Si va all'inferno. E io non ci voglio andare lì, dove ci sono le persone negative. E più negative sono state, più sono alte di grado nella gerarchia dell'inferno. E siccome io sarei un piccolo diavolo, mi ritroverei perseguitati dai potenti Stalin e Lenin. Meglio di no».
Walesa rivolge l'invito ai giovani «a non aver paura e a battersi per i valori in cui si crede - dichiara - il resto, poi, verrà da solo». Come nella storia di Welasa è arrivato il giovane Papa polacco Wojtyla che ha permesso di fare «la differenza nel risvegliare l'attenzione del mondo su quel che stava accadendo nel suo paese di origine. Giovanni Paolo II è stato fondamentale nel risvegliare la coscienza della gente che si è fatta finalmente coinvolgere e guidare». E il resto è storia.
Cristina Giacomuzzo

IL GIORNALE DI VICENZA - Lunedì, 30 maggio 2011