Ex Popolari in bilico. L’intervista. Rota: imprese e politici, è tempo del "mea culpa"

Il leader di Cisl Veneto: «Gli interlocutori distratti si prendano le responsabilità. Veneto candidato a laboratorio nazionale per la gestione dei crediti deteriorati»

 

PADOVA - «Purtroppo si è minata la reputazione di questi due istituti di credito: oggi il grande contributo che può dare il governo si chiama fiducia. Bisogna dare fiducia a queste due banche per trasmetterla anche al mercato e ai risparmiatori. Solo così si potrà tornare a scommettere su questi istituti». Così Onofrio Rota, segretario veneto Cisl, che invita i "portatori di interesse" a un mea culpa e candida il Veneto, delle due ex popolari, a nuovo laboratorio per la gestione del grande fardello Npl.

Segretario, la voce della Cisl si è unita a quella di altre nove categorie in Arsenale 2022. Sono passati alcuni giorni dall'appello, nessuna soluzione si è ancora concretizzata...

«Sì, abbiamo partecipato con altre 9 associazioni del gruppo di Arsenale mandando una lettera al premier Gentiloni e ai governatori Draghi e Visco per chiedere un intervento, visto che il fallimento delle due banche avrebbe un effetto diretto e indiretto dirompente: parliamo di oltre 30 miliardi di danni in Veneto».

Ma nulla è accaduto, salve la rassicurazione del ministro Padoan che il bail-in non ci sarà.

«Oggi abbiamo in mano solo la proposta dei 6,4 miliardi che metterà il governo e la richiesta ai privati di 1,2 miliardi per ricapitalizzare l'azienda. Come Cisl, abbiamo sempre sostenuto di rendere produttivi i crediti deteriorati con società veicolo per la loro gestione. Questa è la nostra proposta e qui in Veneto si potrebbe davvero fare un'esperienza pilota. Veneto Sviluppo non può entrare nel capitale delle banche e lo capisco, ma può diventare garante delle società veicolo che qui possono nascere».

Gli Npl fanno gola ai fondi...

«Non solo, una delle proposte concrete, tra quelle che si stanno affacciando, mette in luce anche l'interesse delle grandi banche nazionali».

Il business, d'altronde, è quello lì.

«Il vero business è negli npl, ma determinerebbe meno cadute occupazionali e terrebbe in piedi il patrimonio delle banche, se ben gestito».

Servirebbe anche ad assorbire l'occupazione, visto i numeri "monstre" che circolano sugli esuberi.

«Il rischio occupazionale ce l'abbiamo ben presente sotto tante forme: sia sul fronte più disastroso, ovvero che alla fine non arrivino gli strumenti per salvarle, sia nella migliore delle ipotesi, laddove un processo di riorganizzazione sarà comunque necessario. Le società veicolo sono lo strumento che abbiamo individuato per riqualificare le persone e limitare i danni. Il nostro ruolo è di far sì che le ricadute occupazionali siano meno impattanti possibili. Ma sono altrettanto preoccupato anche per gli effetti sulle società esposte che dovranno rinegoziare i fidi. Questo può generare una ricaduta occupazionale, specie se andrà a minare la ripresa».

Quali errori sono stati commessi?

«Le vicende giudiziarie sono in capo alla Magistratura che mi auguro farà chiarezza sulle responsabilità penali ma non posso non pensare agli interlocutori vicini a queste due banche. Ho visto un territorio veneto distratto, una regione che chiede autonomia ma non si assume responsabilità. Non possiamo oggi gridare "Roma ladrona"ma evidenziare le nostre responsabilità politiche e della rappresentanza. Vigilanza, controllo, partecipazione non sono requisiti da annunciare ma da praticare e serve l'umiltà di ammettere le proprie responsabilità che si sommano a quelle degli organi nazionali. Non si può sempre scaricare la colpa sui lavoratori dipendenti». (Eleonora Vallin)

IL MATTINO DI PADOVA - Giovedì, 15 giugno 2017