EX MONTEFIBRE Braccio di ferro tra i sindacati e le imprese che si occupano di bonifica Niente stipendio, esposto in procura

Martedì 25 Novembre 2014, Venezia - Erano stati costretti a dimettersi in anticipo da Montefibre, fabbrica chiusa da anni, per poter essere assunti dalle imprese che stanno bonificando l’area logistica acquistata dall’Autorità portuale a Porto Marghera. Ora sono senza stipendio da due mesi, quelle imprese li vogliono mettere in cassa integrazione e forse più avanti li assumeranno ma senza pagargli il Tfr e gli straordinari effettuati. Giuseppe Callegaro, della segretaria della Femca-Cisl di Venezia ha risposto che si rivolgerà alla Procura della Repubblica: «Devono spiegarmi cosa sta succedendo e, soprattutto, perché non pagano gli stipendi agli ex Montefibre dato che l’Autorità portuale di Venezia ha staccato un assegno da un milione di euro anche a marzo come pagamento dello stato di avanzamento dei lavori di bonifica. Perché con quei soldi non hanno versato gli stipendi alla gente che lavora?».

      Callegaro ha fatto queste richieste ieri in Provincia nel corso di un incontro organizzato dall’assessore al Lavoro Paolino D’Anna al quale hanno partecipato un dirigente dell’Autorità portuale (Apv) e uno della Demont Ambiente, la società capofila dell’Ati che sta effettuando i lavori. «Demont è in amministrazione straordinaria, la quarantina di dipendenti del settore metalmeccanico è già in cassa integrazione, e il dirigente ieri ci ha detto che, per i 9 ex Montefibre, è solo questione di avere pazienza: bisogna attendere l’autorizzazione del Tribunale perché una nuova società, la Eco Demont, possa subentrare a Demont Ambiente, e si è detto pronto a prenderli in carico, ma a condizioni capestro» continuano i sindacalisti. Nell’incontro di ieri sono venuti alla luce anche dissidi tra le varie ditte dell’Ati (l’associazione temporanea di imprese) che accusano la capofila per il fatto di doversi prendere in carico i lavoratori Montefibre se la nuova società non subentrerà (l’obbligo è stato inserito nell’appalto su richiesta dell’Apv). «E pensare che l’Ati aveva preteso che i dipendenti Montefibre si dimettessero in anticipo - concludono i sindacati -: così per un bel po’ li ha pagati quattro lire dato che il grosso dello stipendio veniva dal trattamento di mobilità». (e.t.)

IL GAZZETTINO - Martedì, 25 novembre 2014