Diecimila nati qui ma “stranieri” «E’ ora d’integrarli». Coro di consensi per il riconoscimento della cittadinanza ai minori venuti al mon...

«I bambini nati in Italia che fino ai 18 anni si trovano privi della cittadinanza di un paese al quale ritengono di appartenere, e se ne dispiacciono, se ne meravigliano, perchè si sentono italiani come i loro coetanei», ha detto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. E i riflettori si sono spostati su di loro, i figli degli stranieri nati in Italia. Nel Comune di Venezia sono circa 3.200. In provincia di Venezia 9.600. Ragazzini nati a Venezia ma senza cittadinanza italiana. I dati arrivano dalla fondazione Leone Moressa di Mestre che si occupa di studi e ricerche sull’economia dell’immigrati. Le cosidette seconde generazioni sono in città il 57, 2 per cento dei minori stranieri (5.613 in città) e il 59,2 per cento a livello provinciale. Su 10 ragazzi stranieri che vivono nella nostra provincia, 6 sono nati qui ma non hanno la cittadinanza italiana. Nel 2010 sono nati 451 bimbi stranieri in città e 1.255 in provincia, con percentuali tra il 22 e il 17 per cento nel rapporto con i nati di nazionalità italiana. «Oltre a risollevare le sorti del progressivo invecchiamento del nostro Paese», dicono dalla Fondazione, «l’aumento delle nascite da cittadini stranieri pone una seria riflessione sulla normativa italiana in merito all’acquisizione della cittadinanza italiana». Anche la Fondazione ha dato spazio in un dibattito a Milano alla campagna nazionale “L’Italia sono anch’io” che ora anche il Pd ha scelto di appoggiare. Firme si raccolgono anche a Venezia, dice il segretario Michele Mognato. Obiettivo, portare in Parlamento due proposte di legge di iniziativa popolare, che mirano a riconoscere la cittadinanza italiana ai figli di immigrati nati in Italia e il voto alle elezioni amministrative agli stranieri stabilmente residenti. Il dibattito è aperto, quindi, anche a Venezia dove il Comune si prepara a votare modifiche statutarie per aprire alla cittadinanza attiva dei cittadini stranieri con minimo 16 anni di età e tre anni di residenza che potranno così votare ai referendum o raccogliere firme. «Siamo assolutamente d’accordo con le parole di Napolitano e intendiamo come amministrazione sostenere tutte le iniziative in questo senso, in primis quella dell’Anci, e lavoreremo per questo», spiega il vicesindaco di Venezia Sandro Simionato. La campagna nazionale è sostenuta da tempo anche dalle Acli. Il presidente veneziano Mauro Papandrea spiega. «Questi ragazzi vanno nelle stesse scuole dei nostri figli, giocano con loro e parlano spesso più il veneziano che l’italiano. Dare loro la cittadinanza è atto di civiltà. L’immigrazione è una risorsa per questo paese e non solo un allarme legato alla delinquenza». Alessandra Sciurba della rete Tuttiidirittipertutti rincara la dose: «E’ l’elemento di civiltà minima da cui partire per discutere di uguaglianza tra i cittadini al di là del permesso di soggiorno. Non riconoscere a questi ragazzi la cittadinanza è ipocrita e egoista, senza di loro l’Italia sarebbe un paese per vecchi». E don Dino Pistolato della Caritas: «Chi come Zaia parla di inquinamento dell’italianità dovrebbe ricordare che i veneti sono nati da un miscuglio di popoli. Per me chi paga le tasse dovrebbe poter votare, figuriamoci se non sono d’accordo che questi ragazzi abbiano titolarità e dignità da cittadini italiani». Unica voce contraria quella del capogruppo leghista in Comune, Alessandro Vianello. «Non è il momento per affrontare questi temi su cui siamo fortemente contrari. Prima si pensi all’integrazione, poi alla cittadinanza e al diritto di voto. Con le modifiche allo statuto comunale, a Venezia si rischia che votino ai referendum quegli immigrati che delinquono nell’area di via Piave. E la Costituzione non si può modificare a piacimento».

Mitia Chiarin

LA NUOVA VENEZIA - Giovedì, 24 novembre 2011