Commercio. Rinascente, sciopero di Natale Il grande magazzino si ferma

Dopo la rottura delle trattative oggi lavoratrici e lavoratori incrociano le braccia. «Risposta alla chiusura totale dell'azienda sull'avvio del licenziamento collettivo»

 

PADOVA - Rinascente, dal muro contro muro allo sciopero. Filcams-Cgil e Fisascat-Cisl hanno, infatti, proclamato lo stop per tutta la giornata di oggi. Dalle 10 alle 13 è previsto anche un presidio davanti al grande magazzino, che, aperto vent'anni fa sulle ceneri dell'Upim, chiuderà i battenti il prossimo 15 febbraio. LA MOBILITAZIONE. La motivazione della mobilitazione è scritta in un comunicato di poche righe, in cui si parla «di diniego assoluto da parte dell'azienda di attivare la procedura di licenziamento collettivo e dell'avvio degli ammortizzatori sociali a garanzia e sostegno dei lavoratori». Le coordinatrici della protesta sono Marquidas Moccia e Susanna Valentini, della Filcams e Katiuscia Rostellato, della Fisascat. Quest'ultima, da 12 anni, è anche dipendente diretta della Rinascente. «Lo sciopero di oggi è la giusta risposta alla chiusura totale assunta dai dirigenti dell'azienda nell'ultimo incontro tra le parti» osserva la segretaria della Filcams. «In base alle normative vigenti, solo con l'eventuale licenziamento collettivo si apre la strada della cassa integrazione straordinaria per crisi per 12 mesi e, successivamente, anche della procedura della Naspi per altri 24 mesi. Un lungo periodo, in cui le lavoratrici (39 a tempo indeterminato più altre 40 nell'indotto) hanno tutto il tempo possibile per trovare una nuova occupazione o attraverso l'outplacement coordinato dalla Regione e dalla Provincia o anche attraverso le singole attività che apriranno all'interno dell'edificio. Invece la controparte insiste sulla decisione di offrire ai dipendenti solo il trasferimento nelle altre filiali del gruppo, che suona come una beffa perché li obbligherebbe ad andare a vivere a Milano, Torino, Firenze, se non a Catania e Palermo». Il rilancio. Ma lo sciopero non sarà l'unica strada seguita dalla Cgil e dalla Cisl. «Chiederemo subito anche un incontro con la Regione» aggiunge Moccia. «Sia all'assessore competente, Elena Donazzan e sia al governatore, Luca Zaia (a Genova, prima della chiusura della filiale di via Vernazza, fu proprio il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, a protestare energicamente contro i rappresentanti italiani del fondo thailandese Central Retail Corporation, ndr). Un tavolo di crisi, orchestrato anche dalla Regione, darebbe più forza ai bisogni ed alle rivendicazioni». LE CATEGORIE. Sulla vertenza in atto interviene anche il direttore della Confesercenti padovana. «Le lavoratrici non saranno lasciate sole» sottolinea Maurizio Francescon. «Ho già dato direttiva ai titolari dei negozi, laddove sarà possibile, di offrire occupazione alle future licenziate della Rinascente in caso di bisogno. Per quanto riguarda, poi, il futuro dell'immobile, è necessaria un'azione forte da parte del Comune sulla proprietà dell'edificio in modo tale che, dopo la chiusura, non resti un buco nero nel cuore della città. Ho sentito che ci sarebbero già degli imprenditori interessati e che starebbe in piedi un progetto, in cui sarebbe previsto anche un nuovo ascensore panoramico in via Calvi (il lato opposto all'ingresso principale della Rinascente), che porterebbe no stop all'ultimo piano». (Felice Paduano)

IL MATTINO DI PADOVA - Sabato, 22 dicembre 2018