Cassa in deroga per sessantamila Ma è rivolta contro la burocrazia La politica e la crisi. Il ministero appesantisce l'iter con un nuovo passaggio...

VENEZIA — Per una volta, non sono tanto le risorse destinate alla cassa integrazione in deroga che allarmano le categorie e le organizzazioni sindacali venete. Questa volta si tratta piuttosto delle nuove disposizioni che il ministero del Lavoro starebbe per introdurre nel processo di domanda-ratifica-concessione. Una variante da «impero ottomano», la definisce il presidente di Confartigianato, Giuseppe Sbalchiero, secondo il quale il nuovo obbligo, che prevede un ulteriore passaggio centralizzato negli uffici della Regione Veneto di aziende interessate e organizzazioni sindacali, non sarebbe altro che un espediente volto a scoraggiare, attraverso costosi itinerari burocratici, il ricorso agli ammortizzatori sociali. Tutto questo, sottolinea Sbalchiero (ma anche la Cna, due giorni fa, si era espressa in termini altrettanto critici), in una regione in cui il tessuto delle piccole imprese, quasi sempre di natura artigianale, destinatarie principali degli strumenti in deroga, alla fine «consumano» realmente soltanto un 20-22% delle ore di Cig richiesta.

Un aspetto, quest'ultimo, riconosciuto dallo stesso presidente veneto, Luca Zaia, e spiegato come «elemento che dimostra il timore delle aziende per l'incertezza del quadro economico e la predisposizione a far richiesta della Cigd, che poi potrà essere del tutto o in parte usufruita». Venendo ai numeri, lo stesso Zaia conferma che nel corso del 2012 le domande ricevute dalla Regione, competente per le erogazioni, sono state poco meno di 11 mila, per un totale di 61.612 lavoratori interessati. Negli ultimi 4 anni, il Veneto ha destinato alla cassa in deroga oltre 55 milioni di risorse regionali.

A oggi, le nuove domande giacenti, secondo l'ufficio studi della Cisl regionale, sono 7 mila, 4 mila delle quali tuttavia ereditate dall'ultimo trimestre del 2012, con decretazione già avvenuta e quindi in attesa solo dell'erogazione dei fondi. Negli ambienti sindacali non desta particolare ansietà la copertura finanziaria finora riconosciuta per le Casse in deroga del 2013, poco più di 38 milioni, a fronte di un ammontare di pagamenti che nel complesso del 2012 sono stati intorno ai 150, comprensivi anche delle indennità per la mobilità in deroga. «Abbiamo sempre ottenuto le erogazioni a scaglioni sulla base della velocità di avanzamento delle domande e dell'effettivo "tiraggio" (cioè la percentuale di ore effettivamente sfruttate rispetto alle richieste, ndr) - ricorda Giulio Fortuni, segretario veneto della Cisl con delega su lavoro e formazione - e sappiamo che prevedibilmente sarà così anche quest'anno. Il Veneto è una regione che si è sempre comportata in modo previdente. Il guaio è davvero questo intestardirsi ministeriale su accordi da compiersi per forza in sede istituzionale. Intendiamoci, noi come organizzazioni sindacali la macchina per far fronte a tutti i passaggi regionali ce l'avremmo, ma è a palazzo Balbi, mi chiedo, se ci sia davvero una struttura all'altezza del volume di lavoro supplementare».

Fin qui gli ammortizzatori sociali in deroga. Per quanto riguarda la cassa integrazione di natura più tradizionale, il 2012 si è chiuso in Veneto con un aumento degli stati di crisi aziendali, passati da 1063 del 31 dicembre di un anno prima a 1.502, corrispondenti a 35mila lavoratori coinvolti. Tradotto in ammortizzatori sociali, la Cig straordinaria ha raggiunto i 35 milioni di ore (erano 36,7 a fine 2011), mentre quella ordinaria è salita dai 20 ai 28 milioni. Al 31 dicembre 2012 le aziende venete con trattamento di Cigs in corso erano 472, e gli ingressi nelle liste di mobilità 36mila, contro i 34.500 dell'anno precedente.

CORRIERE DEL VENETO - Martedì, 19 marzo 2013